-- ultime dalla fine del mondo --


martedì, 13 maggio 2008

Le geometrie neurali di James G. Ballard

theAtrocityExhibition_02Splendida serata quella di ieri, all'Arci Corvetto di Milano. Una banda di connettivisti a parlare di Ballard e delle sue atroci rappresentazioni del reale che fagocita l'immaginario, e viceversa. Anche se con il compagno Fernoski si è resa indispensabile una fuga a proiezione ancora in corso, causa la lunga discesa ferroviaria attraverso la piana ipermercata che ci avrebbe ricondotto in una Bologna deserta non prima delle 01.30, ora locale.

Un ringraziamento a tutti gli amici presenti, per le birre e per le chiacchiere (e anche per i nervetti). E a Jarok per la sua eccellente ospitalità, oltre che per averci invitato all'evento. Per sapere cosa ha prodotto la rilettura della Mostra delle Atrocità combinata alla visione della pellicola di Jonathan Weiss, potete recuperare l'articolo direttamente dagli archivi di Next-Station.org. E il dibattito può continuare sul forum.



domenica, 04 maggio 2008

Delos Express

Nova_ExpressE' online la prima parte del numero 106 di Delos SF, il magazine di fantascienza curato da Carmine Treanni. Piatto ricco, anche questa volta, con un intervento di Paolo "Evertrip" Ferrante sul lato "mistico" del postumanesimo, il postmoderno nella fantascienza del grande Paul Di Filippo (firmato da Salvatore Proietti), l'arrivo al cinema di Iron Man (con uno speciale realizzato da Alberto Priora e Marco Spagnoli), la nuova rubrica di Riccardo Valla dedicata al Futuro di Ieri (ospite della prima puntata lo scanzonato Albert Robida, contemporaneo di Verne) e una mia ri-lettura di Nova Express in occasione della sua ristampa per i tipi di Adelphi.

Letture e visioni per tutti i palati, insomma. Prendete e mangiatene tutti.



domenica, 27 aprile 2008

Divenire postumani

Divenire_01E' uscita una nuova pubblicazione dedicata a quanti abbiano interesse o curiosità nella frontiera del postumano: a cura di Riccardo Campa, presidente dell'Associazione Italiana Transumanisti, una rassegna di studi interdisciplinari sulla tecnica e il postumano, come recita il sottotitolo, per i tipi di Sestante Edizioni. La rivista si chiama Divenire, ed è acquistabili in libreria o nei vari bookstore on-line.

Questo un breve estratto della presentazione del progetto editoriale:

Gli autori, provenienti da diverse aree disciplinari e orientamenti ideologici, sviluppano la propria analisi con un occhio sempre attento al probabile esito finale di queste mutazioni casuali o pianificate: l’avvento del postumano. Sono dunque studi che sul piano temporale spaziano nel presente, nel passato e nel futuro, mentre sul piano della prospettiva disciplinare sono aperti a idee e metodi provenienti da diverse aree di ricerca, che vanno dalle scienze sociali alle scienze naturali, dalla filosofia all’ingegneria, dal diritto alla critica letteraria.

Il numero 1 contiene anche una rielaborazione del mio articolo Dopo la Singolarità, quale futuro?, già apparso sull'iterazione 08 di NeXT. Ancora dalla scheda di presentazione:

Il volume è diviso in quattro sezioni principali: Attualità, Genealogia, Futurologia, Libreria. Nella sezione ‘Attualità’ compaiono studi attinenti a problematiche metatecniche del presente. La sezione ‘Genealogia’ è invece dedicata a studi storici sui precursori delle attuali tendenze transumaniste, futuriste, prometeiche – dunque sul passato della metatecnica. Nella sezione ‘Futurologia’ trovano spazio esplorazioni ipotetiche del futuro, da parte di futurologi di professione o di scrittori di fantascienza. La sezione ‘Libreria’ è infine dedicata alle analisi critiche di libri concernenti la tecnoscienza, il postumano, il transumanesimo.
Nel numero 1/2008, per la sezione ‘Attualità’ abbiamo un intervento sui fondamenti dell’etica nell’era della tecnoscienza del filosofo Alberto Masala, ricercatore della Sorbona, ed un articolo del giurista Stefano Vaj sulla riproduzione artificiale. Nella sezione intitolata ‘Genealogia’, il lettore troverà un mio saggio su Leon Trotsky e la sua visione ipertecnologica del socialismo, nonché uno studio del filosofo e giornalista Adriano Scianca sulla concezione superomistica dell’operaio elaborata da Jünger. Per quanto riguarda la ‘Futurologia’, il presente volume accoglie un articolo sulla singolarità tecnologica dello scrittore Giovanni De Matteo, vincitore del Premio Urania 2006 con il romanzo Sezione Pi-Quadro. Infine, nella ‘Libreria’ del numero 1/2008, vengono valutate due opere letterarie. Il Prof. Giuseppe Marcon, ordinario di Economia all’Università Ca’ Foscari di Venezia, ci propone una dettagliata recensione del mio libro Etica della scienza pura, mentre il giovane filosofo Francesco Boco si è assunto il compito di recensire l’interessante volume di Aldo Schiavone Storia e destino.



martedì, 22 aprile 2008

La frontiera del futuro

Sulla scia speculativa di Villasanta, una riflessione sulle manovre di avvicinamento alla Cuspide.



giovedì, 10 aprile 2008

Connettivismo: il futuro come vocazione

A distanza di un anno da quando le scrissi, vi ripropongo queste poche righe per condensare il senso di un Movimento. Rimandandovi, per un contatto più diretto se non più interattivo, alla prossima Astracon, che vedrà nuovamente riunita la Supernova Mob a ranghi integrati. Per celebrare la fantascienza, l'immaginario e le ultime evoluzioni del Connettivismo.

Astracon_bannerIl Connettivismo è prima di tutto una sensibilità, un sentire comune che si è aggregato attorno ad alcuni nuclei d’interesse specifico (l’impatto sociale delle nuove tecnologie, la spinta dell’umanità verso il suo superamento fisico, l’analisi critica del futuro attraverso gli strumenti dell’avanguardia) per sviluppare un discorso che col tempo, e con l’apporto di nuove menti pensanti, si è fatto sempre più complesso e profondo. Questa attitudine al futuro e l’interesse per temi di particolare rilevanza già oggi, ma che potrebbero avere un riflesso ancor più significativo sul nostro domani, è il carattere principale del Movimento.

Proprio in virtù del suo carattere di fondo, il Connettivismo è però anche molto di più: è un programma, una SupernovaCoverMedialinea condivisa da una molteplicità di scrittori e artisti, una condotta morale per indagare l’avvenire dell’umanità attraverso le sonde psichiche di un genere che oggi – in questi tempi veloci in cui viviamo, per parafrasare Vernor Vinge - si prospetta come l’unico in grado di interpretare davvero la rapidità dei cambiamenti che stravolgono il nostro mondo. Da questo punto di vista, il Connettivismo condivide l’ispirazione di fondo che muove il cosiddetto filone postumanista, che grazie alle opere di Iain M. Banks, Ken MacLeod, Ian McDonald, Charles Stross, Alastair Reynolds e Richard K. Morgan sta emergendo come corrente predominante nel panorama della fantascienza anglosassone.

Prendendo le mosse dalla consapevolezza che la tecnologia già oggi gioca un ruolo cruciale nelle nostre vite e diventerà sempre più preponderante nel mondo di domani, con le nostre opere ci proponiamo di esplorare l’impatto etico, ecologico e sociale delle nuove tecnologie. Si tratta di un approccio che offre una casistica sconfinata di scenari da esplorare, ma che comunque non esaurisce il discorso. Il grande Philip K. Dick non era certo uno scrittore tecnologicamente all’avanguardia. Eppure la sua fantascienza è stata capace di prefigurare con la sola forza della sua spinta immaginifica ipotesi scientifiche che sarebbero state formulate sistematicamente solo dopo la sua morte, anticipando oltre ai casi di scottante attualità della bioetica addirittura la fisica teorica del paradigma olografico di David Bohm e Karl Pribram, in un’epoca in cui la meccanica quantistica era ancora considerata alla stregua di una disciplina esoterica.

Ambire per i nostri lavori a un elevato grado di attendibilità scientifica e tecnologica, anche nel caso in cui rosaquanticaquesti propositi venissero poi disattesi dal giudizio impietoso del tempo, è una scelta di campo importante che espone a rischi significativi di fallimento, ma che rappresenta - secondo una prospettiva che scaturisce direttamente dalle premesse sopra illustrate - una necessità. Questa dichiarazione d’intenti si richiama un po’ alla celeberrima massima del grande sociologo canadese Marshall McLuhan: "il mezzo è il messaggio". Attraverso un breve salto logico mi verrebbe da dire che un mezzo difettoso non riuscirà mai a veicolare efficacemente il messaggio, per quanto profondo, illuminante o importante questo possa essere. Per questo il Connettivismo si è impegnato su un fronte attivo e militante, proponendosi di contribuire allo svecchiamento di un genere che - specie nel nostro Paese - per lungo tempo si è fondato su una struttura umanistica e su un approccio timido e prudente, quando non proprio scettico o - peggio - diffidente, a qualsiasi tentativo di estrapolazione tecnologica. Per questo mi sento di poter elevare a motto del Movimento un’altra massima di McLuhan: "domani è il nostro indirizzo permanente".



lunedì, 07 aprile 2008

Piccola Cosmogonia Seriale

EtaCarinae

Frammenti di coscienza
a galla nel vuoto, silenzio
che erompe senza tregua
da una metempsicosi fotonica,
scampoli semi-coerenti
di un grafo spezzato.
Mi tengo sul margine del caos
passando in rassegna gli ingredienti:
bassa entropia, generazione
di particelle, spazio in rapida
espansione - tutto l'occorrente
per un Big Bang
su piccola scala,
senza troppe complicazioni.



giovedì, 03 aprile 2008

La Rete, il futuro

Se esiste un elemento del nostro presente di cui credo non riusciremo mai più a fare a meno, nel futuro prossimo come in quello più remoto, dal mio punto di vista questo elemento non può essere che la Rete. Già oggi, la Rete come la conosciamo noi ha rivoluzionato le nostre esistenze: ci ha messo a disposizione risorse pressoché illimitate, ha accelerato i tempi di accesso alla conoscenza e liberato l'informazione dai vincoli strutturali della carta e dei palinsesti televisivi, stravolgendo i meccanismi di propagazione delle idee e del sapere, con una ricaduta ancora più amplificata nel microcosmo delle relazioni interpersonali.

johnnymnemonic-mini

Per quanto possano sembrarci limitati internet (che si sta affacciando appena ora sull'orizzonte del web semantico), l'infrastruttura (ancora troppo spesso affetta dai malanni del digital divide) e il suo uso (la trasposizione "mascherata" di tutti i vizi e i difetti delle rispettive personalità reali nei mondi virtuali di Second Life, dei gruppi di discussione, dei forum e dei blog), la Rete è di fatto imprescindibile nelle nostre vite. Potrebbe sembrare che Legba stia cavalcando le mie frequenze sinaptiche, in questo momento, ma è una convinzione che coltivo ormai da tempo (per cui si tratterebbe del più lungo e persistente caso di possessione spiritica documentato).

gits-innocence6_TogusaSe devo immaginare come sarà la Rete fra 10 anni, o anche solo fra 5, avrei dei problemi non banali di estrapolazione. In poco più di due anni abbiamo assistito all'esplosione dei blog prima e di Second Life poi. La nuova frontiera multimediale di YouTube, tutto sommato ancora relegata a uno stadio embrionale del suo sviluppo, se sfruttata al meglio potrebbe preludere a un ulteriore mutamento radicale nei meccanismi dell'informazione e della divulgazione. La strutturazione del web sul contesto semantico dei documenti pubblicati potrebbe essere altrettanto significativa, portando alla razionalizzazione e all'ottimizzazione nella reperibilità e nella consultazione dei contenuti. E queste sono solo le prime ipotesi che è possibile azzardare sulla base di quello che è disponibile in circolazione oggi. Non scordiamoci che nel 1999, solo 9 anni fa, mentre il mondo era impegnato a lottare contro la minaccia oscura del Millennium Bug, nessuno aveva la più pallida idea di cosa potesse essere un blog. E non parliamo di tutto il resto.

Ma dovendo proiettare nel domani i miei sogni (e, perché no, anche qualche speranza... tanto per non voler fare il visionario folle a tutti i costi), nel futuro, diciamo tra 20-25 anni, immaginerei una Rete sempre più integrata con il nostro mondo, a costituire un unico paesaggio informativo senza soluzione di continuità. Un panorama continuo e interattivo, con cui interagire attraverso opportuni dispositivi: magari l'evoluzioneminority_report_multi-touch_interface optoelettronica delle interfacce multi-touch, oppure lenti opportunamente modificate. Immagino strutture e oggetti etichettati da adeguate tag molecolari e una funzione di riconoscimento nelle nostre protesi ottiche, capaci così di attingere all'istante dalla Rete tutte le informazioni per una data voce del catalogo. Un panorama in cui il Virtuale si compenetra con il reale, in cui la velocità dei collegamenti renda tutti gli operatori partecipi di un dominio collettivo di esperienze e conoscenze. Un mondo simile a quello che viene fuori, nella prospettiva di chi ancora è relegato nel tempo-lento, dalle pagine che ho appena finito di scrivere. Come pure poteva intuirsi sullo sfondo della Sezione π2.

In quest'ottica, la civiltà progredirà verso orizzonti sempre più integrati: l'immediatezza nell'accesso alla Rete potrebbe definire il prossimo balzo evolutivo, l'ingresso in una globalizzazione vera, in cui ogni cosa è a portata di mano, ogni individuo (sia esso un uomo o una personalità artificiale) libero di muoversi, e il feedback dagli oggetti integrati (embedded) sia in tempo reale. Penso a una Rete che trascenda il cyberspazio, e anzi abbracci anche oggetti del nostro mondo fisico, materiale, in un unico continuum dei sensi. Non più un mondo da calpestare, ma un oceano di dati, scenari, contatti e interazioni in cui immergersi.



sabato, 29 marzo 2008

Alcune considerazioni sul cambiamento e la sua specificità letteraria

cerebradinamo - Shiva o2_miniIl concetto di transizione è il nucleo della letteratura. Le migliori opere di sempre non sfuggono a questa regola: mettono in scena un processo di trasformazione, di mutamento, che può coinvolgere il protagonista, il suo ambiente, o entrambi. Lo scambio di informazioni tra un soggetto e il contesto in cui opera, di fronte a cambiamenti anche minimi, fa sì che si inneschi un meccanismo retroattivo, che agisce producendo cambiamenti (aggiustamenti, se vogliamo) in risposta ad altri cambiamenti.

La scorsa estate mi lanciavo in questa opinabilissima definizione della fantascienza:

La fantascienza è la letteratura del mutamento, del possibile e del superamento. Mostra come, cambiando alcuni parametri della nostra realtà (società, storia, tecnologia), potrebbe diventare o avrebbe potuto essere il nostro mondo. E siccome il mutamento è al centro di ogni storia della letteratura che valga la pena leggere, il fatto che il mutamento sia la premessa per una storia di fantascienza rende automaticamente il genere una meta-letteratura, che si interroga sul mondo, sull'uomo e sul loro destino. La fantascienza è l'ultima frontiera dell'avanguardia culturale, artistica e civile. Un passo letterario verso l'escatologia.

In quell'intervento azzardavo anche un tentativo di riduzione del connettivismo, su cui probabilmente tornerò molto presto per via delle discussioni che si sta meritando l'ultima antologia curata da Lukha Kremo Baroncinij, Frammenti di una rosa quantica.

Riprendendo recentemente il discorso, sottolineavo come fosse del tutto inutile, oggi, affrontare la fatica di un'opera letteraria senza concentrarsi sui mutamenti, grandi e piccoli, che coinvolgono il nostro mondo. Lo dico, oltre che da scribacchino imbrattacarte o aspirante tale, anche e soprattutto da lettore. Scrivere o sostenere la lettura, oggi, di un lavoro che è completamente svincolato da quello che accade nel mondo che ci sta intorno oppure in quel piccolo nucleo di coscienza che abbiamo dentro, lo dico senza mezzi termini, per me non ha alcun senso.

Se da sempre la letteratura si confronta con il cambiamento, possiamo a ragione ritenere fondata la specificità letteraria del concetto. Dopotutto, che senso avrebbe mettere in scena una situazione immobile, senza nemmeno un'episodica rottura dell'equilibrio? Ma se la letteratura mainstream può permettersi di sprecare forze e risorse prendendo in esame equilibri che sono già fragili in partenza (di natura spesso emotiva e psicologica, più che sociale), alla fantascienza (e alla letteratura di genere in senso lato) è concesso il lusso - lasciatemelo dire - di concentrarsi su equilibri che sembrano consolidati e ormai imperturbabili e, facendoli saltare, riscrivere daccapo i presupposti del mondo (inteso come macrocosmo, come microcosmo, e come l'inscindibile unità dei due).

E' una convinzione che mi sento di ribadire con forza. Si parli di ucronia, di estrapolazione, di una detective story, della lotta contro una minaccia oscura (piovuta dallo spazio o strisciata fuori dalla storia), fantascienza, giallo e horror hanno il vantaggio di potersi confrontare con la quintessenza della letteratura, senza l'obbligo di dover ridurre il cambiamento alle sue espressioni minimali, domestiche, quotidiane. Abbiamo in mano un razzo a propulsione psionica, gente: teniamolo ben presente la prossima volta che ci metteremo a pigiare i tasti del nostro condensatore di sogni e di visioni.

Credits: Immagine di Andrés "Cerebradinamo" Recondo (Shiva o2).



martedì, 25 marzo 2008

Trilobiti

E' il titolo dato alla raccolta dell'opera omnia di Breece D'J Pancake. I più attenti ricorderanno una citazione piuttosto sibillina, datata ormai qualche settimana fa. Cerco di ricostruirne la genesi.

C'era questo nome che mi ronzava per la testa da qualche tempo (trilobiti), l'idea di scrivere qualcosa intorno a un bambino che viene strappato dalla sua culla tecnologica e sbattuto in un mondo rurale, a bassissima informatizzazione. E l'ombra dei fossili che aleggiava su tutto. Come d'abitudine, ho cominciato a raccogliere materiale utile all'opera, lasciando che le idee decantassero: foto, descrizioni di trilobiti, ammoniti, muricopsis, e conchiglie varie.

Ricordo che da bambino mi lasciava sconcertato ogni singolo ritrovamento di una conchiglia nella terra dei miei nonni, a diversi chilometri dalla linea costiera della Lucania jonica. E una possibile ispirazione arriva sicuramente da quei giorni.

Non so da dove è venuta fuori invece la parola "trilobiti", che ho scoperto essere il titolo del primo racconto del citato Pancake, al quale è dedicato questo sito (e qui potrete leggere anche una intervista impossibile al compianto Breece, a firma di Claudia Bonadonna). Fulminato da questa vera e propria epifania, mi sono messo a caccia del libro, tradotto in Italia non più di qualche anno fa dalle Edizioni ISBN, a più di vent'anni dall'uscita americana. Finora la ricerca non ha dato esiti positivi, per cui conto di rimediare con il prossimo ordine su IBS. Per chi fosse curioso, segnalo comunque la possibilità di leggere Trilobites on line, dal sito della rivista The Atlantic Monthly che lo pubblicò nel numero di Dicembre dell'anno 1977.

Mi sono guardato bene dal leggere il racconto di Pancake. Per una volta ho deciso di tenere a bada i miei impulsi onnivori, nella speranza di resistere anche alla tentazione citazionistica che so già mi avrebbe assalito. Ho cominciato a scrivere il racconto che avevo in testa mentre sondavo le librerie sulle tracce di Trilobiti di carta. A Fiuggi mi sono poi finalmente imbattuto - per uno strano effetto di serendipità - in Ammonite di Nicola Griffith, dopo averlo inseguito all'epoca dell'uscita, la scorsa estate, ma senza successo. E, cominciando a leggere Ammonite, ho anche scritto la parola fine al racconto. Che, per forza di cose, non ha alcun punto di contatto né con la Griffith né con Pancake, ma è idealmente a loro che voglio dedicarlo.

Non so ancora quale sarà il titolo definitivo. Anche al racconto manca la sua forma definitiva. Al momento lo sto ancora editando, limando, curando. E' il primo racconto che scrivo con l'obiettivo di tradurlo in inglese e chi vorrà potrà vederlo sulle pagine del Next Special Edition che abbiamo messo in cantiere per l'Eurocon 2009. E forse anche prima. Ma adesso è ancora acerbo. Senza timore voglio però condividerne con voi uno stralcio, pubblicandolo con il titolo provvisorio che così diventa un omaggio esplicito a chi mi ha preceduto lungo il sentiero delle conchiglie e dei fossili.

Trilobiti è anche il primo racconto che faccio illustrare appositamente. E la splendida illustrazione che lo completa è opera di Giorgio Raffaelli, che ha ricavato la sua composizione da queste due immagini (tratte da www.stoneleatherwood.com e dalla pagina web del Dr. Kent Simmons dell'Università del Manitoba) da me segnalategli.

Scusandomi per il post più sconclusionato del solito, vi lascio e vi auguro la buona notte con questa lettura...

Trilobiti
(un estratto)

ammonite-trilobites-byIguanaJo

 

L

a luce del sole spiove obliqua nel pomeriggio fino a trafiggere gli anfratti color cenere dei calanchi. Questo è il primo elemento che colpisce la percezione del ragazzino, imprimendosi a fuoco negli strati emozionalmente ricettivi della sua memoria. Mentre contempla la pioggia immateriale e dorata che filtra tra i rami degli alberi – un filare di cipressi stanchi, per quanto non debbano essere più vecchi della Bonifica – sa già che non dimenticherà mai questo momento. È il suo primo impatto con il mondo rurale, un immenso museo a cielo aperto in cui sopravvivono le vestigia del passato.

Ed è come un pugno allo stomaco, perché solo adesso realizza di essere lontano dall’ambiente confortevole e tecnologicamente familiare della città. Si sente dis-integrato. Fuori dalla culla psicoattiva, scopre d’un tratto la sua vulnerabilità.

Sbatte le palpebre, cercando di mettere a fuoco un rudere poco distante dalla strada, e poi un laghetto artificiale per l’irrigazione. Ma non succede niente. Il mondo si è chiuso in un ostinato silenzio grafico.

 

L

orenzo – questo il nome del ragazzino – solleva piano lo sguardo dall’erba pettinata dal vento e, scavalcato il canyon con il Cavone che scorre placido e lento in fondo al baratro, incrocia il profilo frastagliato del castello di San Basilio, in lontananza. Il nome dei luoghi, Lorenzo lo conosce grazie al riscontro dell’uplink, che conferma le descrizioni di suo padre. L’eco del Virtuale lo avvolge per un attimo, ma il calore dell’abbraccio svanisce subito. Senza vestire la rete, si sente nudo e si scopre quasi a corto di parole.

Il lessico interattivo è estremamente povero, quaggiù. Lontano dalla connessione.

Intorno a lui, la mappatura elettronica del territorio ha una grana grossa, non perché sia stato lui a scegliere quell’impostazione, ma per via del basso livello di risoluzione con cui è stata eseguita. Il costo della banda, da queste parti, non deve essere commisurato alle esigenze di chi ci vive o degli occasionali villeggianti come lui. E questo, anche se ha solo 11 anni, Lorenzo lo capisce.

Quello che gli sfugge è come abbia potuto ignorare fino ad oggi questa realtà: mai prima gli era sorto il dubbio che la gente potesse sopravvivere – e, anzi, trovare confortevole – uno scenario a così bassa informatizzazione. Per questo si sente un po’ a disagio: il tempo-lento lo ha lasciato disorientato, ma presto nella noia della connessione zoppicante ha scoperto qualche insospettato elemento di interesse. Le dita in cerca di sassi da scagliare contro bersagli invisibili si sono imbattute in qualcosa di solido, dalla forma definita ma poco intuitiva.

Lorenzo lascia sfarfallare via le indicazioni satellitari sul castello e si concentra su quello che ha appena trovato: un guscio di conchiglia, dimenticato lì da chissà quanto. Scatta in piedi e scruta l’orizzonte verso est, dove suo padre gli ha detto che nelle giornate limpide è possibile vedere la linea blu del mare.

Lorenzo si chiede come abbia fatto quel corno madreperlaceo a finire fin laggiù, a sei o sette chilometri dalla spiaggia.



martedì, 18 marzo 2008

Animazione di fantascienza nel Sol Levante degli anni Novanta
tra Angeli invasori, cacciatori di taglie spaziali
e
Spettri nella Rete

III.

Un altro prodotto che mescola poliziesco e fantascienza, con un forte background filosofico, è Ghost in the Shell. Pubblicato in Giappone per la prima volta nel 1991 come manga, creato, scritto e disegnato da Masamune Shirow, negli anni Ghost in the Shell si è imposto come un fenomeno di culto.

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Siamo di fronte a un’opera complessa, che sembra volere sintetizzare le istanze dei due manifesti del cyberpunk: il capostipite cinematografico rappresentato da Blade Runner e il capolavoro letterario di William Gibson Neuromante. Il lavoro di Shirow completa questo ideale trittico andando a colmare quella lacuna che restava tra i due media e che è idealmente data dalla sovrapposizione del fumetto con l’animazione.

Siamo a NewPort City, una non meglio specificata megalopoli dell’Estremo Oriente, a cavallo tra i Ghost-in-the-Shell-lgminiprossimi anni Venti e Trenta: la Rete Globale ha subito uno sviluppo vorticoso, arrivando a giocare un ruolo di primo piano nella vita delle persone. In molti si dotano di innesti hardware per sfruttarne appieno le potenzialità connettendosi direttamente ad essa, ma così facendo finiscono per esporsi alle minacce di terroristi e cyber-criminali. Con questo vertiginoso progresso, si sono infatti moltiplicati anche i fenomeni delinquenziali legati alle nuove tecnologie. La Sezione 9 è l’unità speciale dei servizi di sicurezza istituita dal Governo per combattere la nuova frontiera del crimine. Di questo reparto sono membri il Maggiore Kusanagi e Batou, due cyborg la cui amicizia sembrerebbe prossima a sconfinare in un sentimento più profondo.

Kusanagi, che ha ormai raggiunto un livello di meccanizzazione tale che solo poche cellule del suo cervello originario restano a testimoniarne la natura organica, vive con profondo disagio la sua condizione sospesa tra passato e futuro: si interroga su una nuova definizione dell’umanità che possa contemplare la sua esistenza nell’ordine delle cose, ma allo stesso tempo aspira a un superamento dell’ultima barriera fisica che la tiene ancorata al mondo degli uomini. Il suo corpo, il suo guscio, il suo Shell.

Ghost in the Shell richiama nel titolo il lavoro Ghost in the Machine di Arthur Kostler, scrittore di origini ungheresi che nel suo saggio strutturalista aveva ripreso la vecchia scuola di pensiero avversa al Dualismo cartesiano, convinta sostenitrice della preminenza della condizione fisica del cervello come base nei fenomeni emergenti del pensiero e quindi della coscienza. Il Ghost (mente, intelletto, anima, essenza) sembrerebbe distinguere gli uomini dai robot, il cui istinto è inevitabilmente codificato in algoritmi e quindi mediato da calcoli. Ma tra i due estremi, un cyborg come il Maggiore dove si colloca?

È questo interrogativo a ossessionare Kusanagi fino al suo incontro con il Signore dei Pupazzi, un’entità capace di impossessarsi dei robot e di chiunque sia connesso alla Rete e di muoverli a piacimento, come se fossero marionette, usandoli per commettere reati rendendo pressoché impossibile risalire al mandante. Il ghost hacking è l’ultima frontiera dell’hackeraggio, irrompendo attraverso gli impianti neurali dei cyborg nel Ghost della vittima fino ad assumerne il pieno controllo. Ma nel caso che si trovano ad affrontare Kusanagi e Batou sembra coinvolto qualcosa di più di un cyber-terrorista.

Se in fondo già in Neuromante avevamo Invernomuto, l’Intelligenza Artificiale che si prendeva gioco degli umani arrivando nell’epilogo a fondersi con la sua gemella eponima, qui sarà il Maggiore Kusanagi ad accettare un patto di mutua integrazione con il Puppet Master, risolvendo con il suo sacrificio l’equazione “anima = software” e spostando ancora un po’ più in là il confine tra umano e artificiale.

Ma tra cyborg, robot domestici, animoidi e ginoidi da compagnia,ghost-in-the-shell-2-innocence-4 Ghost in the Shell diventa il fulcro di un discorso sintetico che racchiude un po’ tutta la storia della fantascienza del Novecento e la incastra alla perfezione con il pensiero dell’uomo, senza circoscriverlo all’epistemologia. Da Villiers de l’Isle-Adam (la sua Eve Future, 1886, viene richiamata nell’epigrafe di Ghost in the Shell: Innocence, “Se i nostri dei e le nostre speranze non sono altro che fenomeni scientifici, allora dovremmo ammettere che anche l’amore è scientifico”) a William Gibson. Da Platone a Cartesio, fino a Richard Dawkins (“Quello che un individuo crea è un’espressione dell’individuo, proprio come un individuo è un’espressione dei propri geni”, Il gene egoista). Muovendosi in ben precise coordinate simboliche: le bambole (giocattoli, bambini, oggetti), l’informazione strutturata in eliche di luce che richiamano la conformazione del DNA, il reticolo stradale della città immersa nella notte.

Nel secondo capitolo cinematografico della serie, alle prese con delle replicanti-kamikaze, tocca proprio a Batou, rimasto “orfano” di Kusanagi, constatare la superiorità delle ginoidi rispetto agli umani: “la non onnisciente natura della percezione umana causa l’incompletezza della realtà”, sentenzia un testimone. E nel finale a Batou non resta che compiangere le macchine, frustrato dall’insensibilità dimostrata dagli uomini che, pur subendone la fascinazione, si ostinano a non vederne l’essenza, continuando a trattarle come oggetti sacrificabili ai propri capricci.

ghostintheshell_major_kusanagiE in questo modo si chiude un cortocircuito con la figura del robot, dalle sue origini come servitore dell’uomo a protagonista proattivo nel processo di crescita dell’umanità e nel suo progredire dal preludio della trascendenza (il dubbio che attanaglia il Maggiore Kusanagi) verso un orizzonte che è già postumano (l’integrazione di Kusanagi nel più vasto sistema informatico globale). Dal colosso di metallo che combatte i mezzi pesanti delle avanguardie aliene, all’essenza pura: si completa così un rivoluzionario processo di transustanziazione che coinvolge l’icona stessa dell’animazione giapponese. Una valenza paradigmatica di questa leggerezza giunge ad assumerla la promessa della “donna che era stata il Maggiore Kusanagi” a Batou, prima del loro commiato: “Ogni volta che ti connetterai alla Rete, io sarò lì con te”.

Ghost in the Shell riscrive le regole: parallelamente alla meccanizzazione (non sempre corrispondente alla disumanizzazione) dell’uomo, scorre l’umanizzazione della macchina attraverso il risveglio (o l’ispirazione) del Ghost. Anche Batou arriva a farsene una ragione, prendendo infine coscienza dell’eterna geometria di Dio e del mondo.

“Il dubbio ci attanaglia: se una creatura sembra viva, è viva davvero?” lo provoca un hacker deciso a ripercorrere le orme di Kusanagi. “O, al contrario, un oggetto senza vita può vivere? È per questo che i robot ci fanno paura. Sono modellati sugli umani, ma in realtà essi sono umani. Ci mettono di fronte all’orrore di essere un mero meccanismo, semplice materia. In altre parole: ci danno la consapevolezza che noi umani siamo anche noi parte del mondo. […] E la scienza, cercando di svelare il segreto della vita, ha innescato un altro timore: se tutto in natura è calcolabile, allora anche gli esseri umani sono riducibili a parti elementari, meccaniche, della natura stessa.”

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Come ripetono le parole che si accompagnano alla musica portante del secondo lungometraggio, in una litania straziante:

Anche se la luna non si accende ogni giorno,
ogni notte la gru canta con dolore.

Anche se guardo indietro, il fiore perde i petali.
Come la mente che svanisce, scompare.

Antichi Dei si riuniscono nella Nuova Era.
Il giorno nasce e la gru canta.

Gli eventi fanno il loro corso. Guardarsi indietro serve a conservare le coordinate spaziali e temporali della propria identità mentre si corre verso il futuro: senza timori, ma disposti ad abbracciarne l’essenza, lo spirito. E a risolvere nello Zeitgeist il proprio Ghost come frammenti di codice alla deriva.

NB: Come promesso, questo articolo completa la relazione su cui avevo deciso di costruire il mio intervento a Fiuggi. Un piccolo incidente di percorso mi ha impedito di svolgere la panoramica come avrei voluto, ma la chiacchierata informale con gli amici che hanno voluto scambiare con me i loro rispettivi punti di vista è stata molto più interessante di un qualsiasi intervento costruito a tavolino. Ringrazio tutti per il loro contributo alla discussione. E vi invito a recuperare le prime due puntate, qui e qui. C'ya in cyberspace...

-- end of connection --



mercoledì, 12 marzo 2008

Animazione di fantascienza nel Sol Levante degli anni Novanta
tra Angeli invasori, cacciatori di taglie spaziali
e
Spettri nella Rete

II.

Sulla scia di Anno si muovono numerosi altri autori. Per il loro talento e la qualità dei prodotti, si distinguono come figure di riferimento Shinichiro Watanabe e Masamune Shirow, entrambi fortemente influenzati dalle atmosfere cyberpunk. Se il primo è artefice dell’anime Cowboy Bebop (decisamente di livello superiore rispetto ai due manga che ha ispirato), Shirow è il creatore del manga fantascientifico di maggiore rilievo di questi anni, portato sul grande schermo dal veterano Mamoru Oshii con due titoli prodotti dalla I.G. (Ghost in the Shell e Ghost in the Shell: Innocence) il secondo dei quali in associazione con lo Studio Ghibli di Hayao Miyazaki, a cui hanno fatto seguito le due serie animate Ghost in the Shell: Stand Alone Complex e il lungometraggio Ghost in the Shell: Stand Alone Complex Solid State Society, diretti da Kenji Kamiyama, e addirittura quattro romanzi (senza contare le novelization…).

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Cowboy Bebop risale al 1998 ed è una produzione Sunrise. La serie si compone di 26 episodi, o meglio “sessioni”, ciascuno recante nel titolo una qualche assonanza con il tema musicale. La musica è l’elemento caratteristico dell’opera e contribuisce in maniera determinante alla riuscita della sua atmosfera. Come era già per Ghost in the Shell, la cura del particolare tocca apici da iperrealismo.

Il bebop è la musica che venne fuori tra gli anni Trenta e Quaranta dalla Minston’s Play House di Harlem, il locale dove i suonatori di jazz si ritrovavano per improvvisare le loro jam session. E “Bebop” è anche ilcowboybebop04mini nome dell’avveniristico rottame spaziale su cui si muovono i protagonisti. Siamo nel 2071 e pianeti e satelliti sono stati conquistati dalla tecnologia e trasformati in repliche su vasta scala di storiche regioni terrestri: il Medio Oriente (Venere), la Siberia (Io, piuttosto singolarmente, considerata la sua intensa attività vulcanica), Ganimede (un po’ Venezia, un po’ Amsterdam e un po’ Bangkok). Su Marte, alla frontiera desertica che con il suo orizzonte rosso ricorda l’Australia fanno da contraltare le città, un mélange cleptoarchitettonico che fonde assieme la New York del XX secolo, Il Cairo (o, se vogliamo, il Budayeen…) e Parigi (con tanto di Tour Eiffel). Dal contrasto tra il passato fumoso della rinascita del jazz e il futuro tecnologizzato nasce il fascino di questa ambientazione così atipica.

Cowboy Bebop segue le imprese di una coppia di cacciatori di taglie, la cui squadra ben presto si amplia a comprendere una donna sopravvissuta alla sua epoca tramite preservazione crio-terapeutica, una giovanissima hacker e un cane da laboratorio che potrebbe essere addirittura più intelligente dei suoi cowboybebop07“padroni”. I due cacciatori vivono delle taglie che riescono a incassare: sono Spike Spiegel, inseguito dal passato (il suo occhio destro, artificiale, lui stesso dice che guardi il presente, mentre il sinistro resta sempre sintonizzato sul passato), e Jet Black, un ex-poliziotto anche lui in fuga da un’ossessione che gli viene continuamente ravvivata dalla stigmata del suo braccio meccanico. Il rapporto tra i due riproduce il classico schema dell’amicizia virile, tra complicità, ammiccamenti, conflitti e fiducia. A bordo della Bebop questa squadra male assortita si muove attraverso un Sistema Solare completamente colonizzato grazie alla tecnologia dei Gate e dello spazio a differenza di fase. Tra stazioni orbitali e pianeti terraformati, ad ogni nuova avventura scopriamo un tassello nel passato di ognuno di loro, fino a delineare un affresco di notevole impatto emotivo.

Cowboy Bebop è tra le serie di genere più “adulte” prodotte negli ultimi anni. L’emittente giapponese che ne aveva acquistato i diritti rifiutò di continuarne la programmazione per i suoi contenuti, cowboybebop03ritenuti violenti. In realtà di violenza se ne vede poca, di sicuro meno di quella che infarcisce molte delle serie che abbiamo già citato. Ma le tematiche affrontate spaziano dalla mafia (il sindacato del crimine Red Dragon è uno specchio delle organizzazioni mafiose internazionali e non può non richiamare Cosa Nostra e la Yakuza) alle droghe, dal gioco d’azzardo all’ambiguità sessuale, per cui la decisione della TV giapponese non deve stupire più di tanto.

Se la fantascienza letteraria si ispirasse al medesimo approccio, potrebbe attirarsi antipatie analoghe e, lasciandosi trascinare nel vortice degli attacchi, finirebbe probabilmente per risollevare le proprie sorti.

Nel 2001 è uscito Cowboy Bebop: Knockin’ on Heaven’s Doors, un lungometraggio che va a situarsi tra la 23sima e la 24sima sessione della serie regolare, sempre diretto da Shinichiro Watanabe. Si tratta di una storia a se stante, senza legami con il resto della serie anche se ne completa il quadro generale. Ambientata su Marte, vede i cowboy del Bebop alle prese con un reduce della Seconda Guerra di Titano che ha in mente di colpire Alba City con un attacco nanotecnologico trasformando Halloween in un’apocalisse. Nelle indagini, dopo l’iniziale contrasto, troveranno una preziosa alleata in Electra, una soldatessa di una sezione speciale dell’esercito che è stata l’unica donna a fare breccia nella corazza del terrorista. Esperimenti militari, cavie umane, nanotecnologie, macchinazioni politiche e note di colore (suggestive le sequenze ambientate nel quartiere arabo e il tragico epilogo sulla replica della Torre Eiffel) sono gli ingredienti di una pellicola perfettamente riuscita, che esalta lo spirito elegiaco della serie.

A riprova delle qualità del suo autore, Watanabe verrà reclutato dai fratelli Wachowski per dirigere il secondo e il terzo corto del ciclo Animatrix, che completa l’universo della Matrice da loro ideato. A Detective Story, in particolare, è un piccolo capolavoro, un corto animato in bianco e nero come noir è lo stile, ambientato in una rivisitazione retro-futuristica di una città degli anni Trenta tra computer stile Burroughs e telefoni a disco.

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C'ya after Fiuggi, cyberspace cowboys...



martedì, 11 marzo 2008

Animazione di fantascienza nel Sol Levante degli anni Novanta
tra Angeli invasori, cacciatori di taglie spaziali
e
Spettri nella Rete

I.

Credo di appartenere alla prima generazione di italiani per cui i cartoni animati giapponesi, i cosiddetti anime, hanno giocato un ruolo formativo determinante. Non posso dire come poteva essere il mondo prima dell’importazione dei cartoni giapponesi (mecha o meno), ma ho il sospetto che per un bambino dovesse essere decisamente meno interessante. Malgrado gli adattamenti spesso approssimativi, le censure, il montaggio alternativo e arbitrario che spesso seguiva qui da noi ai tagli decisi dal distributore di turno, queste opere conservavano un fascino straordinario, che non si è quasi mai svalutato nel tempo.

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La mia infanzia e la mia adolescenza, come quelle di milioni di giovani in tutto l’Occidente, sono state scandite dagli anime giapponesi: i post-apocalittici Ken il Guerriero (di Tetsuo Hara e Okamura “Buronson”) e Conan, il ragazzo del futuro (che il grande Hayao Miyazaki trasse liberamente da un juvenile del 1970 di Alexander Key, The incredible tide), giocati su due registri completamente antitetici, il primo violento fino al parossismo, il secondo lirico, elegiaco e altalenante tra l’idilliaco e il drammatico; la trasposizione animata di Capitan Futuro, l’eroe di Edmond Hamilton portato in TV nel 1978 dalla Toei Animation e, sempre della stessa casa di produzione, Galaxy Express 999, Corazzata Spaziale Yamato, Capitan Harlock, La Regina dei Mille Anni, ovvero le space opera rivisitate da Leiji Matsumoto, artefice di un autentico Leijiverse in cui le storie di serie diverse si intrecciano tra di loro con una continuità che, malgrado i refusi e le occasionali incoerenze, richiama l’analogo espediente adottato dalle grandi case dei comics americani; e, ancora, le atmosfere inquietanti e le visioni orrorifiche di Devilman di Go Nagai e, sempre di quello che è stato definito il Jack Kirby dell’animazione giapponese, i grandi robot Mazinga Z e Atlas UFO Robot (Goldrake); e poi i robot impegnati contro le invasioni aliene – rispettivamente ad opera di Meganoidi e Invid – di Daitarn 3 e Robotech (riassemblata in America sulla base di 3 diversi anime); oppure la ritrasposizione delle suggestioni di Jules Verne in chiave quasi-steampunk de Il Mistero della Pietra Azzurra di Hideaki Anno. Si trattava sempre di opere accomunate da caratteristiche di base come il senso dell’onore e del dovere, che sono un po’ i pilastri educativi su cui si fonda la cultura del Sol Levante e che nel naturale climax della serie (che non di rado si prolungava per decine di episodi) potevano essere drammatizzati fino al sacrificio di qualcuno dei comprimari. Con le opportune varianti tutti mettevano in scena gruppi di amici uniti contro una minaccia, fosse essa di natura militare, ambientale oppure aliena. Essendo orientati a un pubblico giovane, il lieto fine era – in una misura o nell’altra – sempre d’obbligo.

nge_001miniSi può dire che è con Hideaki Anno che la vecchia animazione termina e comincia la nuova stagione, la cosiddetta Nuova Animazione Seriale. Se infatti Il Mistero della Pietra Azzurra esce tra l’89 e il ’91, è proprio a cavallo tra gli anni Ottanta e Novanta che si concretizza la crisi delle grandi serie, surclassate dal consolidamento del mercato dell’home video (gli OAV, Original Anime Video) e dall’esplosione dei giochi per consolle. È Hideaki Anno a trovare una soluzione, reinventandosi la concezione dell’anime: nel 1995 con il suo Studio Gainax crea Neon Genesis Evangelion (letteralmente: “Il Vangelo della Nuova Era”), in cui riprende lo stereotipo del mecha (il robot) per apportare un radicale rinnovamento sia nella tecnica che nei contenuti. Si può dire che, dopo gli slanci episodici del passato, l’anime diventa con questa serie finalmente roba per adulti, e questo spiega anche la divergenza nelle reazioni del pubblico che si trova spaccato tra l’entusiasmo e la disapprovazione.

Neon Genesis Evangelion rappresenta una vera e propria svolta nella storia dell’animazione nipponica: l’approfondimento psicologico scava in abissi analitici che lasciano disorientati molti fan, la regia vienenge_leliel completamente stravolta avvicinandosi ai canoni cinematografici, la serie viene compattata il 26 episodi e la produzione artistica segue sentieri completamente svincolati dalla logica del merchandising che tradizionalmente accompagna le serie animate del Sol Levante. La forte connotazione intimista in cui si risolvono molti episodi – soprattutto verso la conclusione – riflette la reazione del creatore alla condizione di otaku in cui si scoprì immerso mentre lavorava alla serie.

Fu anche questa impostazione a decretare un calo degli ascolti, quando cominciò a imporsi sui pur numerosi spunti di approfondimento dell’opera (tanto per citarne alcuni: il mistero degli Angeli, il tema della Cabala, il rapporto di Shinji Ikari con suo padre e con le sue compagne di battaglia Rei e Asuka, la loro affinità/rivalità e i relativi risvolti, la minaccia del Third Impact che potrebbe spazzare via l’umanità se un Angelo arrivasse fino a Lilith, la Creatura primigenia da cui potrebbe essere derivata la specie umana, etc.). In realtà il momentaneo insuccesso della serie ebbe una concausa nella sfortunata collocazione in una fascia televisiva dedicata al pubblico più giovane.

nge_lilith-scaledA seguito della riallocazione nel palinsesto, Neon Genesis Evangelion riuscì a guadagnarsi l’affetto di un pubblico fedele che, insoddisfatto della conclusione scelta dalla Gainax, sollecitò un finale che sciogliesse i fili narrativi rimasti annodati. Hideaki Anno, forte delle richieste, riuscì a finanziare due lungometraggi cinematografici, il secondo dei quali, The End of Evangelion, portò finalmente ai fan, insieme al compimento dell’attesa millenarista che pervade la serie in una forma di trascendenza biocibernetica, anche molte delle risposte che gli erano state richieste. Molte, ma non tutte.

To be continued...



domenica, 09 marzo 2008

Preludio alla Nuova Frontiera

GITS_SPEC_ED_MOVIE_Hybrid

Anche se la luna non si accende ogni giorno,
ogni notte la gru canta con dolore.

Anche se guardo indietro, il fiore perde i petali.
Come la mente che svanisce, scompare.

Antichi Dei si riuniscono nella Nuova Era.
Il giorno nasce e la gru canta.



martedì, 04 marzo 2008

De rerum natura: appunti dal guscio

La formalizzazione di comportamenti altamente specializzati rappresenta un sintomo della crescente complessità verso cui evolvono le strutture sociali ideate dell'uomo. Come una naturale reazione, in cerca di un ideale di tranquillità e sicurezza, al riparo dalle insidie esterne e interne. Lo scheletro delle convenzioni escogitate per "fermare" uno schema comprensibile, punto di partenza per strutturare un paradigma di interpretazione, sta mutando in una gabbia. Già se ne avvertono gli scricchiolii nelle ossa del mondo, sottoposte a sollecitazioni strutturali sempre più dure. Alla rigidità dei comportamenti acquisiti si contrappone l'attitudine alla fluidità, indispensabile riflesso (dell'istinto di sopravvivenza codificato nel nostro programma biologico) in una situazione ambientale sempre più magmatica, come quella di questi tempi veloci che stiamo attraversando.

ghostintheshell1L'equilibrio tra cambiamento e preservazione è la posizione distintiva dell'uomo, in questo scorcio d'epoca più che mai. Le spinte contrastanti che si contendono il suo futuro lo costringono ad acrobazie cognitive sempre più complesse. Ma lo Spirito di Questi Tempi lo richiama a una vocazione eclettica, multidisciplinare e interdisciplinare, all'estensione dell'interfaccia, alla comprensione come assimilazione mediata dalla tecnologia. Si impone il miracolo di sublimare la mobilità in velocità, e di preservare il nucleo-di-quello-che-in-fondo-si-è -- anima, pneuma, ruah, ghost -- nel Mutamento.

Il Cambiamento è la Legge di Questi Tempi.

In una situazione in rapida evoluzione, al punto da non riuscire già ora a spingere la visione oltre l'orizzonte dei prossimi dieci anni, viene da chiedersi cosa sia a definire l'uomo all'alba del Terzo Millennio? Quesito che ghostintheshell23racchiude le tre domande vecchie come l'uomo: chi sono? da dove vengo? dove vado? La terna delle coordinate temporali dell'esistenza: passato (memoria), presente (azione + pensiero), futuro (conseguenze). Ora più che mai è giusto declinare gli antichi quesiti al plurale: chi siamo? da dove veniamo? dove andiamo? Non si tratta solo di una concessione a riconoscere il valore del prossimo. La trascendenza della prima persona singolare nella prima plurale implica una presa di coscienza: l'Altro da Me come elemento insostituibile del Mio Mondo, specchio in cui riconoscere la validità delle mie azioni, dei miei pensieri, delle mie parole.

L'interrelazione solleva l'urgenza dell'integrazione. Da non intendersi come inglobamento, ma come reciproco completamento. Questa è la più grande delle occasioni che ci viene offerta dallo Zeitgeist: l'accessibilità immediata, il confronto esteso, l'abolizione dei confini. In questo vedo la nuova Frontiera, la chimera da inseguire con tutto l'ossigeno che ci resta nei polmoni.

Se l'informazione è il sangue del Mondo Nuovo, il quid della realtà infine rivelato dai Tempi Correnti, allora è nella connessione che devono estrinsecarsi le potenzialità dell'Uomo Nuovo.

ghostintheshell_newportcity_flight

Mi vado convincendo sempre più che l'uomo non sia un'entità geometricamente circoscritta nello spazio-tempo. E non solo per via di quella che Thomas Pynchon definirebbe la sua "estensione temporale". Il nostro sapere è sempre più delocalizzato, grazie all'estensione protesica delle nostre nuove sorgenti di conoscenza di immediata consultazione: i palmari, i portatili, i cellulari e il mondo web a cui permettono di accedere sono la chiave d'accesso verso la nuova Frontiera Psicografica. (Post-strutturalismo? Trasformazionalismo?) Quando si dissolverà anche l'ultima barriera fisica, quella rappresentata dal clic del mouse, dalla mediazione della tastiera, l'integrazione sarà completa. Il tempo della matrice diventerà reale e la natura olistica del Tutto Unico che saremo -- e che in parte già siamo -- si rivelerà nella sua pienezza.

E a quel punto penseremo a come andare Oltre. Ancora una volta.

Ghost3rd



lunedì, 25 febbraio 2008

Radio Karma

kali1Il ritorno nel Kipple si è compiuto. Una nuova discesa agli inferi, 6 anni dopo gli eventi narrati in Sezione π². Siamo in una Napoli brahmanizzata a seguito dello sbarco delle corporazioni indiane. Lo Zeitgeist ha arriso all’Asia, e la storia ha visto Mumbai prevalere su Shanghai e New York. Il maremoto dell’economia sortisce effetti vistosi nel panorama sociale e culturale, e non solo.

Questa volta la componente thriller è prevalsa con decisione sui risvolti scientifici della trama. C’è molta mitologia, anche se resta comunque elevato l’apporto della tecnologia agli sviluppi della storia. Un noir hi-tech, che echeggia Zelazny, Gibson, Lovecraft e Chandler, ma senza la frenesia citazionistica del precursore. Non manca la rete consueta dei riferimenti e dei rimandi, ma questa volta trovo che il tutto sia andato a integrarsi in un contesto solido, anche in virtù del vantaggio di avere già un universo perfettamente delineato, che poi è l’universo narrativo di Sezione π². Briganti questa volta non c’entra, anche se si scoprono alcuni insospettabili risvolti dell’arte necromantica dell’indagine psicografica.

Non so come e quando avrete modo di leggerne, ma Radio Karma consta di oltre 28000 parole e di poco più di 180mila caratteri, equivalenti a 101 cartelle standard. Il mio primo romanzo breve. Un banco di prova in vista di un’incursione ancora tutta da definire, ma che dovrebbe segnare finalmente il ritorno di Briganti e degli spettri della Pi-Quadro.

Stay tuned… I prossimi aggiornamenti in onda solo sulle frequenze empatiche di Radio Karma!

Immagine tratta da The Golden Voyage of Sinbad (1973, opera di Ray Harryhausen)



venerdì, 01 febbraio 2008

Accademia per Signorine

Posthuman_FutureLa fine della declinazione cromosomica potrebbe essere a portata di mano. L'Ufficio Programmazione sceglierà e alleverà le ragazze più promettenti, educandole come si conviene al loro rango fino a consegnare nelle loro mani le chiavi di un mondo senza uomini.

Non so voi, ma di fronte alle ultime dal Regno mi sono sentito all'improvviso superfluo. Mi tocca riconsiderare il mio ruolo nell'ordine delle cose...

Immagine presa in prestito da Kirk4Ever.



martedì, 15 gennaio 2008

Per continuare a sognare

"...perseguire un obiettivo che cambia continuamente e che non è mai raggiunto è forse l'unico rimedio all'abitudine, all'indifferenza, alla sazietà. E' tipico della condizione umana ed è elogio della fuga, non per indietreggiare ma per avanzare. E' l'elogio dell'immaginazione mai attuata e mai soddisfacente".

Così scriveva Henri Laborit, nel suo celeberrimo Elogio della Fuga. Un titolo che oggi mi sentirei di consigliare a Oscar Pistorius, sudafricano, 21 anni lo scorso novembre, eroe-ombra di questi nostri tempi, così veloci da sfuggire alla nostra comprensione. Ieri l'ANSA ha dato la notizia nella solita maniera concisa e senza fronzoli:

ROMA, 14 GEN - Oscar Pistorius non potra' partecipare alle Olimpiadi di Pechino. Lo ha deciso la Federazione internazionale di atletica. La Iaaf ha preso la sua decisione sulla base delle conclusioni di uno studio affidato ad una commissione medica indipendente, secondo la quale le sue protesi alle gambe offrono 'chiari vantaggi meccanici'.

Inutile spendere parole, di fronte a una decisione simile. Difficile argomentare qualcosa di intelligente, di fronte all'ennesimo attacco sferrato dalle forze della reazione. Forse l'unico modo per affrontare la questione è ricorrere all'ironia, come fa il presidente del Comitato Paraolimpico Italiano Luca Pancalli:2007Pistorius "non avrei mai immaginato nella vita di svegliarmi un giorno ed apprendere che un ragazzo senza gambe è avvantaggiato".

Probabilmente, quando le Olimpiadi si giocheranno sulla Luna oppure su Tritone, le agenzie di stampa saranno altrettanto concise e immediate. C'è da scommettere però che i contenuti saranno di tono ben diverso. Per dirla ancora con Laborit, "in tempi come questi la fuga è l'unico mezzo per mantenersi vivi e continuare a sognare". Sul modello di Oscar Pistorius, ragazzo del XXI secolo giudicato con metro da Medioevo.



sabato, 29 dicembre 2007

Intorno al postumanesimo

Negli ultimi tempi questo blog non ha offerto contributi significativi sul fronte della riflessione ideologica (o anche solo filosofica) che attiene al postumanesimo. A dire il vero, anche l'attività "dietro le quinte" è un po' latitata, causa overflow da impegni e sempre meno tempo da investire nello sforzo dell'estrapolazione. E mi dispiace molto, perché alcuni mesi fa avevamo avviato un dibattito molto stimolante su alcuni degli aspetti più controversi del cammino verso il "superamento dell'umanità" (consiglio in particolare di buttare un occhio qui, qui, qui e qui a chi volesse recuperare il filo del discorso).

Come che sia, l'annuncio del ritorno di Greg Egan al romanzo (con Incandescence, di cui sono venuto a conoscenza grazie a Estropico) e un recente post di Bruce Sterling sull'argomento (segnalatomi da Zoon) gettano benzina altamente reattiva sul fuoco fatuo dei miei neuroni... E così credo che sia arrivato il momento di riprendere finalmente il discorso laddove lo avevamo interrotto.

Innanzitutto: perché "postumanesimo"? In Italia si sente spesso parlare di postumanismo, traduzione dell'equivalente inglese "posthumanism", che ne mantiene l'assonanza e recupera quel suffisso in -ismo che nel corso del Novecento è stato associato tanto alle avanguardie artistiche quanto alle varie dottrine politiche che si sono avvicendate per tutto il secolo. Postumanesimo, a mio vedere, racchiude un'accezione più ampia, che non ha niente a che vedere con presunte vocazioni evangeliche, ma che aspira comunque a una dimensione ecumenica, globale, totale. Come dicevo nell'articolo sul filone postumanista pubblicato su Robot,

questa parola, a ben guardare, concentra nella sua costruzione una molteplicità “singolare” di significati. Il prefisso non solo conserva l’affinità con il postcyberpunk, di cui la nuova corrente risulta diretta emanazione, ma dà anche il senso del superamento che essa dovrebbe incarnare: superamento del passo segnato dalla vecchia fantascienza, nonché scavalcamento – in pieno spirito postmoderno – delle barriere del genere e delle letterature nazionali. E la rievocazione dell’umanesimo, accezione vaga e sibillina adottata per indicare l’antitesi al cyberpunk (quello che nel nostro Paese, insomma, ha invece sempre rappresentato la componente dominante dell’espressione letteraria, fantascientifica e non), pone un termine di paragone preciso: la nuova fantascienza viene dopo il cyberpunk e dopo l’umanesimo e anzi li supera entrambi, lasciandoseli alle spalle.

Ma astraendoci dalla dimensione puramente letteraria della fantascienza, l'umanesimo è anche il pilastro portante della nostra cultura occidentale, una sensibilità che ha avuto nel classicismo e nella centralità dell'uomo nel cosmo i suoi capisaldi. E' quindi da questo che possiamo partire per tracciare le coordinate dell'entità ancora sfuggente ed enigmatica che corre sulle bocche di molti, a volte evocata come uno spettro da cui trovare scampo, altre come un manifesto in cui identificarsi. Malgrado i buoni propositi e le conquiste che noi tutti dobbiamo allo spirito umanista, è anche vero che l'umanesimo è stato spesso piegato e strumentalizzato dai cattivi maestri di cui è costellata la storia dell'Occidente: l'emarginazione delle culture orientali prima, e la colonizzazione poi, hanno rappresentato le pagine più buie della sua storia.

Nella sua vocazione al superamento, il postumanesimo dovrebbe quindi mirare a "oltrepassare" i limiti intrinseci nell'attitudine dell'umanesimo di muovere da una posizione centrale, partendo invece da una costellazione policentrica per distillare - attraverso un procedimento di convergenza - una sensibilità di cui tutte le singole componenti siano veramente partecipi, senza l'obbligo di riconoscere alcun diritto di predominanza o egemonia. Il postumanesimo dovrebbe farsi latore di un'ampiezza di vedute veramente globale, in grado di abbracciare l'orizzonte cosmico sul quale l'uomo si accinge ad affacciarsi, non solo fisicamente ma anche metaforicamente. L'uso massivo delle nuove tecnologie sta già adesso rivoluzionando in continuazione le nostre abitudini e il nostro stile di vita, attraverso una ridefinizione continua delle coordinate del progresso, e presto ci costringerà a valutare nel nostro computo variabili nuove, che allo stato attuale delle cose possiamo solo cercare di intuire.

Definire cosa sia umano e cosa non lo sia diventerà sempre più problematico una volta che avremo a disposizione strumenti di simulazione abbastanza raffinati. Ancora più complesso diventerà comprendere dove cominci e dove finisca il concetto che oggi è veicolato dal termine "vita", quando un domani le nanotecnologie metteranno alla nostra portata la possibilità di interferire con la materia a un punto tale da manipolare i meccanismi stessi che sono alla base della sua emergenza. Ha senso parlare di vita artificiale? E' moralmente giustificato parlare di simulazioni di coscienza? Fin dove è legittimata l'interferenza dell'uomo con i processi che fino a oggi sono stati prerogativa della natura e del caso? Già oggi questi sono interrogativi che sollevano dibattiti accesissimi. Quando si passerà dalla teoria alla pratica, il rischio di un conflitto diventerà concreto e forse inevitabile.

Il postumanesimo deve cercare una soluzione oggi, per prevenire possibili scontri domani. Il postumanesimo deve quindi identificarsi fin da subito con una corrente di pensiero univoca che abbia nella tolleranza, nell'intraprendenza, nello slancio verso il futuro e nella piena coscienza morale delle proprie potenzialità i suoi punti cardinali. Solo in questo modo riuscirà davvero a far fronte alle sfide del domani, senza correre il rischio di tramutarsi in una passiva accettazione del progresso e delle sue ricadute. Al postumanesimo spetta un ruolo di guida, ma per esercitare il pieno controllo sul timone deve acquisire subito coscienza del suo ruolo. Che, come dicevo poc'anzi, deve essere di impronta soprattutto morale, perché è vano aspettarsi che l'avvento di una fantomatica Singolarità (o di qualche suo surrogato) porti con sé la risoluzione ai problemi e alle difficoltà che l'umanità oggi sperimenta a causa del malgoverno sempre più diffuso: la marginalizzazione dei giovani, il processo di proletarizzazione delle classi medie nel mondo occidentale, lo sfruttamento dei lavoratori nei paesi in via di sviluppo, la precarizzazione di fasce sempre più estese della nostra società e l'inasprirsi delle tensioni politiche su scala planetaria non lasciano ben sperare.

Per questo occorre muoversi subito. Senza timori.

I conservatori vedono nel futuro una minaccia, i moderati si accontentano di una speranza. I progressisti confidano in un'occasione; i rivoluzionari cercano l'ultima possibilità.

Picacio_LIVE



venerdì, 14 dicembre 2007

Pod-connessione π²

dick_Ubik_rondDopo la segnalazione di qualche giorno fa, Giampietro Stocco, alias dj Ubik, torna alla carica con un'intervista al vostro affezionatissimo. Un'occasione per parlare un po' di connettivismo, avanguardie, postumanesimo in letteratura e... questione meridionale. Potete passare dal link oppure cliccare direttamente sulla bomboletta spray qui accanto: verrete teleportati all'istante sulle onde radio del futuro. Buon ascolto!



martedì, 11 dicembre 2007

Podcast π²

Sul sentiero verso l'integrazione multimediale, Sezione π² sbarca anche sulle onde radio del web. Con la complicità di Giampietro Stocco, potete godervi, ormai da qualche giorno, il podcast con un estratto del romanzo messo a confronto con due pietre miliari del cyberpunk: l'epocale Matrice Spezzata di Bruce Sterling e Snow Crash di Neal Stephenson. Cliccate sulla bomboletta spray del Dj Ubik, oppure direttamente qui.



Dove meno te l'aspetti...

...l'avanguardia connettivista che piace a destra.



venerdì, 07 dicembre 2007

Prospectiva nueva

Di ritorno da Milano, dove ieri sera si è tenuta una splendida serata uranica con la preziosa partecipazione di amici, curiosi e addetti ai lavori (a proposito, un grazie iterativo a quei due di Urania, Altieri e Lippi, protagonisti di una performance assolutamente straordinaria), vi segnalo questa bella sorpresa del nostro connettivista argentino, Sergio Gaut vel Hartman, che ha tradotto il mio articolo "Nuove prospettive per la fantascienza del futuro" per la sua rivista, Nueva Sinergia.

Hasta siempre!



lunedì, 03 dicembre 2007

Blade Runner e la mitologia del Nuovo Millennio

Da questa riflessione di qualche mese fa è scaturito questo articolo per Delos SF, on line da ieri.

Una nuova vita vi attende nelle colonie extra-mondo. La possibilità di ricominciare in un El Dorado di opportunità e di nuove avventure…”



mercoledì, 14 novembre 2007

Lontano da Dio e dagli uomini

Spettri semantici ristagnano nell'olografia sfocata del ricordo. Linee di scansione indipendenti s'incontrano e si confondono. Intersezioni di spazi non ancora esplorati si schiudono all'orizzonte. La folgorazione è da qualche parte, alle tue spalle. La percezione ti investe con un'eco spenta, metallica. Come i fantasmi di parole non dette, in punta di dita, ma già assimilate nel fluire del tempo.

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lunedì, 05 novembre 2007

Le connessioni di Fantascienza.com

Sul numero 103 di Delos Science Fiction in linea da ieri, un po' di connettivismo e di postumanesimo. Segnalo:

- Il nuovo rinascimento della fantascienza britannica, nell'ambito dello speciale dedicato alla situazione della fantascienza negli altri paesi europei;

- un'intervista al vostro affezionatissimo (ormai la seconda, stappate pure la bottiglia buona e brindate alla mia salute ;-));

- un racconto inedito, il primo ambientato nell'universo narrativo di Sezione π²: s'intitola Notturno per Kerima.

Nel sommario di questo numero risalta anche un articolo di Elisa Ciambelli, Sulle tracce dell'Afrofuturismo. Consigliatissimo. Prima di lasciarvi alla lettura, mi preme ringraziare di cuore il direttore Carmine Treanni, il grande Salvatore Proietti e il S*ommo Silvio Sosio. Mi hanno praticamente lasciato il monopolio. Stanno già fioccando le prime lettere di protesta... :-)



venerdì, 05 ottobre 2007

Sezione π²

"Questa è una storia raccolta dalla voce dei morti, in presa diretta dalla Singolarità..." Siamo alla metà del XXI secolo, la curva dello sviluppo tecnologico è schizzata verso l'alto, come impazzita. Una cosa è certa, il mondo è sull'orlo di un abisso. In una metropoli italiana che stentiamo a riconoscere, violenza e omicidio hanno raggiunto proporzioni inimmaginabili. Per questo esistono gli uomini come Vincenzo Briganti, un investigatore hard-boiled stile classico, con più di un macigno sulla coscienza. E per questo i casi più atroci li affidano a lui. In modo che interroghi i morti. Solo alle vittime puoi strappare il segreto di chi le ha annientate, solo assumendo il Blue-K puoi farlo. Ma non è un gioco per tutti: per giocarlo devi essere necromante della Pi-Quadro, la Sezione Post-Mortem della Polizia Psicografica di Napoli.

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A novembre. Su Urania...



mercoledì, 03 ottobre 2007

Eredi del cyberpunk

Esce in questi giorni in edicola The Wine of Violence, romanzo di James Morrow che segna i 55 anni di attività di Urania. In appendice al romanzo trovate anche un racconto inedito di Dario Tonani, la punta di diamante dell'ondata future-noir che sta scuotendo il mondo fantascientifico italiano dalle fondamenta, ambientato nello stesso universo narrativo di Infect@.

Per l'occasione, Giuseppe Lippi continua sulle pagine della rete la sua "storia futura" di Urania, regalandoci anticipazioni su quel che verrà. E se i nomi di Sawyer, Harrison e Reynolds illumineranno di certo la prossima stagione uranica, desta una certa impressione essere inserito, insieme agli altri connettivisti, nel novero degli eredi del cyberpunk.



mercoledì, 05 settembre 2007

Lo scatto di Stross verso il futuro

E dall'altro giorno è on line anche un antipasto del numero 102 di Delos, come i più attenti tra voi avranno già notato. In questa prima infornata, non lasciatevi scappare un mini-speciale dedicato a Charles Stross, approdato in Italia quest'estate con ben due titoli, tra cui il suo capolavoro.



domenica, 29 luglio 2007

Comunicazioni di servizio dal Metaverso

SL - DelosBookClub01miniCome promesso, eccoci qua a rievocare la magica serata di martedì sera. In un Delos BookClub che all'ultimo momento ha dovuto far fronte a un sovraccarico della SIM (ma l'intera avventura è narrata con dovizia di particolari dalla mitica Eliver - che vedete qui accanto, io sono quello coi baffi - padrona di casa e artefice dello spettacolare allestimento connettivista) e nonostante questo gremito di curiosi e appassionati, la discussione si è snodata intorno ai temi portanti del romanzo, che hanno stretta attinenza con il progresso tecnologico e l'ecosistema urbano in cui la storia si svolge, ovvero Napoli nel 2059, dieci anni dopo la Singolarità.

Per chi non avesse potuto presenziare alla serata, con l'aiuto di Mez ho recuperato lo storico della presentazione, che ora vi posto in versione integrale, dall'inizio alla fine ufficiale della presentazione. Io sono Corto Raymaker, dietro altri nick esotici si nascondevano altre vecchie conoscenze di questi lidi. Prima e dopo c'è stato modo di chiacchierare con i convenuti, proseguendo alcuni discorsi in merito ad aspetti non banali della Seconda Vita. La discussione può tranquillamente riprendere...

--- inizio ---



[12:23]  Eliver Delphin: per prima cosa, caro X
[12:23]  Eliver Delphin: COME TI SEI CONCIATO!!
[12:23]  Leo Cioc: è vero!!
[12:23]  Corto Raymaker: Okay, cominciamo... E' tutta colpa di LeoCioc!
[12:23]  Eliver Delphin: ieri sera eri così carino
[12:23]  Leo Cioc: boo
[12:23]  Corto Raymaker: Scherzo, grazie a Leo ho recuperato questo look alla Yul Brinner...
[12:23]  Eliver Delphin: ochei :)
[12:23]  Corto Raymaker: Ed essendo in un Delos BookClubm direi che è una cosa a tema... ;-)
[12:24]  SheldonPax Capalini: metto su i metallica
[12:24]  Eliver Delphin: allora lascia che ti faccia i complimenti per il bellissimo premio che hai appena vinto
[12:24]  Eliver Delphin: se qualcuno PER CASO non lo sapesse
[12:24]  Eliver Delphin: il caro X, qui, si è appena vinto il Premio Urania
[12:24]  Corto Raymaker: Grazie davvero... So che sembrerà banale, ma...
[12:24]  Corto Raymaker: ...proprio non me l'aspettavo...
[12:25]  Eliver Delphin: quindi, un applauso per X gente
[12:25]  Corto Raymaker: E' stata una grande sorpresa... Sono quasi svenuto...
[12:25]  Regi Vollmar: /clap
[12:25]  Eliver Delphin: /clap
[12:25]  Corto Raymaker: ...per fortuna Altieri mi aveva invitato ad appoggiarmi da qualche parte, prima di darmi la news per telefono... ;-)
[12:25]  Eliver Delphin: eheheh
[12:25]  Eliver Delphin: sono emozioni forti :)
[12:25]  Corto Raymaker: Decisamente...
[12:25]  Eliver Delphin: allora, raccontaci qualcosa, se puoi, di questo nuovo romanzo
[12:25]  Corto Raymaker: Subito dopo mi sono ubriacato, ma non è stata la stessa cosa... ;-)
[12:26]  Corto Raymaker: Subito!
[12:26]  Eliver Delphin: ehehe immagino
[12:26]  Corto Raymaker: Allora, è un romanzo connettivista, e un romanzo decisamente postumanista...
[12:26]  Eliver Delphin: meno male :)
[12:26]  Corto Raymaker: ... quindi la sorpresa è stata triplice: non solo avevo vinto il Premio Urania...
[12:26]  Corto Raymaker: ...ma lo avevo vinto con un romanzo che rispecchia l'attuale tendenza in voga nel mondo anglosassone...
[12:27]  Corto Raymaker: ...e che si richiama esplicitamente alla poetica nostrana del connettivismo, che mi è decisamente familiare ;-)
[12:27]  Corto Raymaker: Il romanzo...
[12:27]  Roon Laval: Hello, avatar!
[12:27]  Corto Raymaker: ...è un future noir...
[12:27]  Corto Raymaker: Ovvero una storia investigativa ambientata nel futuro...
[12:27]  Corto Raymaker: ...e il futuro è quello dell'immediato dopo-Singolarità.
[12:28]  Corto Raymaker: Ovviamente "immediato"... si fa per dire...
[12:28]  Corto Raymaker: ...considerata l'accelerazione del progresso che nell'arco di un cinquantennio può stravolgere la faccia del mondo che noi oggi conosciamo...
[12:29]  Corto Raymaker: Ecco, diciamo che questo romanzo è stato valutato prima che in Italia sbarcasse Stross con il suo "Accelerando", e questa è decisamente una soddisfazione...
[12:29]  Corto Raymaker: ...perché vuol dire che o i giurati del premio hanno apprezzato la mia descrizione dell'evento...
[12:29]  Corto Raymaker: ...oppure che hanno chiuso entrambi gli occhi...
[12:29]  Avatar Online HUD 1.3a (WEAR ME!): Loading avatar-data... (avatar-UUID-list (EDIT ME))
[12:29]  Eliver Delphin: Stross chi? :D
[12:29]  Corto Raymaker: ... ma considerata la professionalità acclarata de nomi in questione, non mi sentirei di scommettere il mio denaro sulla seconda opzione...
[12:30]  Corto Raymaker: ;-)
[12:30]  Starsky Silverstar: sapete tutti cos'è una singolarità?
[12:30]  Corto Raymaker: Stross, Charlie Stross... il fenomeno emergente della fantascienza britannica.
[12:30]  SheldonPax Capalini: Buco nero?
[12:30]  Eliver Delphin: MAI SENTITO AHAHAHAH :D
[12:30]  Corto Raymaker: Allora, avete ragione... ;-)
[12:30]  Manex Greggan: :D
[12:30]  Blackdodo Allen: lasciatelo parlare su...
[12:31]  Corto Raymaker: Per Singolarità si intende un ipotetico istante nel futuro oltre il quale qualsiasi tentativo di "estrapolazione" del progresso tecnologico è destinato a fallire...
[12:31]  Corto Raymaker: L'analogia è proprio con la singolarità gravitazionale dei buchi neri, oltre il cui orizzonte degli eventi è impossibile prevedere il comportamente delle leggi fisiche...
[12:31]  Corto Raymaker: ...ma tra noi c'è anche un astrofisico, e se dico qualche cappellata può correggermi... ;-)
[12:32]  Starsky Silverstar: uhm, posso dare una definizione alternativa?
[12:32]  Eliver Delphin: vai
[12:32]  Corto Raymaker: Prego!
[12:32]  Starsky Silverstar: vedrei la singolarità come una sorta di buco nero dell'informazione
[12:32]  Starsky Silverstar: la civiltà o il progresso tecnologico raggiungono una tale accelerazione
[12:33]  Starsky Silverstar: da tirare dentro tutto e dventare incomprensibili
[12:33]  Corto Raymaker: oppure, come ha detto Ken MacLeod: "l'estasi per i nerd" ;-)
[12:33]  SheldonPax Capalini: ecco perchè ci capisco ancora poco :-)
[12:33]  Manex Greggan: la tecnologia indistinguible dalla magia?
[12:34]  Starsky Silverstar: più dalla divinità che dalla magia
[12:34]  Corto Raymaker: No, non arriverei ad estremizzare fino a questo punto...
[12:34]  Corto Raymaker: Appunto, come dice il S*ommo...
[12:34]  Corto Raymaker: ...la tecnologia potrebbe portarci a trascendere la nostra condizione umana attuale...
[12:34]  Corto Raymaker: ...non a inventare qualcosa da zero, senza un adeguato sostrato teorico e/o fisico...
[12:35]  Corto Raymaker: Comunque è bene precisare che la Singolarità è solo un'ipotesi, non è affatto detto che si verificherà davvero...
[12:35]  Starsky Silverstar: quindi il tuo romanzo è ambientato dopo
[12:35]  Starsky Silverstar: cosa c'è dopo la singolarità? resta qualcosa
[12:35]  Corto Raymaker: Vernor Vinge, che è lo scrittore di fantascienza che a inizio anni '90 ha coniato il concetto, ha ribadito a più riprese che se la Singolarità è possibile...
[12:36]  Corto Raymaker: ...prima o poi essa si verificherà. Probabilmente, non ce ne accorgeremmo nemmeno nel suo compiersi...
[12:36]  Corto Raymaker: Nel mio romanzo...
[12:36]  Corto Raymaker: ...situo l'azione dieci anni dopo l'istante zero.
[12:36]  ulVer Kuhn: MM
[12:36]  Blackdodo Allen: Quindi?Qual è il tipo di "reinvenzione", da un punto di vista tecnologico, nel romanzo?
[12:37]  Corto Raymaker: Qualcosa è successo: le IA (di un tipo debole) hanno prodotto - secondo la legge dei ritorni accelerati di Kurzweil - una accelerazione dell'accelerazione del progresso.
[12:37]  Corto Raymaker: Dico solo che lo scenario dell'azione è Napoli.
[12:38]  Blackdodo Allen: Ok..
[12:38]  Corto Raymaker: Una Napoli devastata da un'eruzione del Vesuvio nel 2019 (N.B: anno in cui si svolgeva Blade Runner ) e poi...
[12:38]  Corto Raymaker: ...colpita dagli effetti di una terza guerra mondiale combattuta con armi non convenzionali.
[12:39]  Corto Raymaker: Armi talmente poco convenzionali che hanno innescato una mutazione nella "cenere" che ricopre ampi settori della città ancora diversi anni dopo l'eruzione...
[12:39]  Corto Raymaker: ...e la cenere si è come risvegliata.
[12:39]  Corto Raymaker: Qualcuno ricorderà il kipple di dickiana memoria...
[12:39]  Leo Cioc: :-)
[12:39]  Corto Raymaker: ...ebbene, siccome io sono originale, ho pensato di chiamare la cenere...
[12:39]  Corto Raymaker: kipple!
[12:39]  SheldonPax Capalini: si stavo citando la Palta...
[12:39]  Eliver Delphin: :)
[12:39]  Starsky Silverstar: ma kremo è d'accordo?
[12:40]  Manex Greggan: :D
[12:40]  Blackdodo Allen: un futuro disumanizzato come quello presente in 1984 o Brave New world?
[12:40]  Corto Raymaker: Ma non dovrebbe stupire più di tanto, visto che Dick è ormai letto più dai non appassionati di fantascienza che dagli appassionati ;-)
[12:40]  Corto Raymaker: Kremo non sa a ncora nulla...
[12:40]  Starsky Silverstar: ti fara certamente causa
[12:40]  Corto Raymaker: Ma in qualità di Ministro dell'Entropia della sua Nazione Oscura...
[12:40]  Eliver Delphin: ti farà pagare i diritti :D
[12:40]  Corto Raymaker: ...diciamo che sono giuridicamente coperto ;-)
[12:41]  Manex Greggan: conflitto di interessi!
[12:41]  Corto Raymaker: :-)
[12:41]  Starsky Silverstar: non conosci la ex moglie di dick
[12:41]  Corto Raymaker: Porc-
[12:41]  Frida Katscher is Online
[12:41]  Eliver Delphin: ahahahah
[12:41]  Nanatu Yoshikawa: Domanda: nel romanzo l'espressione "essere umano" è ancora in vigore o è ormai un residuo da dismettere? Quanto di postumano c'è a livello definitorio nel tuo lavoro?
[12:41]  Corto Raymaker: S*ommo non mettermi questa inquietudine addosso!
[12:41]  Corto Raymaker: ;-)
[12:41]  Starsky Silverstar: :-)
[12:41]  Eliver Delphin: il S*ommo è tremendo
[12:41]  Corto Raymaker: Nanatu...
[12:41]  Corto Raymaker: ...hai colto un aspetto della vicenda che non avevo ancora accennato.
[12:42]  Corto Raymaker: Diciamo che il mio protagonista è già un postumano lui, essendo quello che in termini a noi familiari definiremmo un cyborg...
[12:42]  Corto Raymaker: Le nanotecnologie - ho immaginato - permetteranno di qui a qualche anno manipolazioni della materia (e del corpo) così sottili...
[12:43]  Corto Raymaker: ...da rendere obsoleta la vecchia immagine del cyborg che noi tutti conosciamo...
[12:43]  antonella Pye: quindi umanizzarli??
[12:43]  Corto Raymaker: ...per averla vista al cinema o averne letto sui libri di fantascienza...
[12:43]  Nanatu Yoshikawa: Una sorta di cyborg biologico, anche se apparentemente l'espressione è contraddittoria.
[12:43]  ulVer Kuhn: umano++
[12:43]  Corto Raymaker: Diciamo che le nanotecnologie renderanno possibili trasformazioni organiche così sottili da rendere superflua una distinzione tra naturale...
[12:43]  Corto Raymaker: ,...e sintetico.

SL - DelosBookClub03mini

[12:43]  Corto Raymaker: Ma non è tutto.
[12:44]  antonella Pye: ah capito...
[12:44]  Nanatu Yoshikawa: Cambierà il creatore dunque, ma non il prodotto.
[12:44]  Leo Cioc: in realtà la distinzione è peregrina già ora..
[12:44]  Corto Raymaker: Briganti, il mio protagonista, è un investigatore, che conduce le sue indagini in maniera molto poco convenzionale...
[12:44]  antonella Pye: le dispiace parlarci dello scenario di questa napoli??
[12:44]  Eliver Delphin: "le" chi?
[12:45]  Corto Raymaker: ;-)
[12:45]  Eliver Delphin: oddio X, ti danno del lei
[12:45]  Eliver Delphin: colpa dei baffi
[12:45]  antonella Pye: certo del lei
[12:45]  antonella Pye: strano?
[12:45]  Corto Raymaker: Mi devo cominciare a preoccupare...
[12:45]  Eliver Delphin: molto :)
[12:45]  Corto Raymaker: No, datemi del "tu"
[12:45]  Corto Raymaker: al massimo dell'esso...
[12:45]  antonella Pye: oh mi parli di questa napoli??
[12:45]  Eliver Delphin: ahaha
[12:45]  antonella Pye: ehehe
[12:45]  Corto Raymaker: ma non inquino comunque...
[12:45]  Corto Raymaker: Allora, Napoli è una delle invenzioni a cui tengo di più...
[12:45]  Starsky Silverstar: verme piatto per questa battuta
[12:45]  Corto Raymaker: ;-)
[12:45]  Corto Raymaker: Me lo sono meritato...
[12:46]  Corto Raymaker: Comunque...
[12:46]  Corto Raymaker: ...Napoli è il capoluogo della mia regione...
[12:46]  Blackdodo Allen: L'eroe del romanzo mi pare di capire che è un eroe "positivo"... quindi non si tratta di un romanzo distopico?
[12:46]  antonella Pye: anche il mio
[12:46]  Corto Raymaker: ...ma è una città che conosco davvero poco...
[12:46]  Corto Raymaker: ...un attimo solo, scusate... ;-)
[12:46]  Corto Raymaker: ...riprendo il discorso sulla distopia più avanti ;-)
[12:47]  Corto Raymaker: In realtà Napoli è molto distopica già oggi...
[12:47]  Corto Raymaker: ...chi ci va nota questa frattura tra le periferie (che nel mio romanzo sono diventate un Hinterland indiscriminato, senza soluzione di continuità)...
[12:47]  Corto Raymaker: ...e il centro.
[12:47]  antonella Pye: si è vero
[12:48]  Leo Cioc: sì soprattuto nel post-bassolino
[12:48]  Corto Raymaker: In periferia l'emergenza rifiuti e criminalità rende l'esistenza impossibile a chi ci vive (e le famiglie sono molto più numerose di quelle censite)...
[12:48]  Corto Raymaker: ...nel centro invece le amministrazioni fanno di tutto per dare l'impressione a chi ci arriva di una città turistica, una sorta di paradiso fuori dal tempo...
[12:48]  Corto Raymaker: Nel mio romanzo ho estremizzato questa dicotomia.
[12:48]  Corto Raymaker: E in mezzo, tra il centro e l'Hinterland...
[12:49]  Corto Raymaker: ... mi sono inventato una fascia di separazione, una cinta...
[12:49]  Corto Raymaker: ...la Cintura del Kipple...
[12:49]  Corto Raymaker: ...che ancora non è stata bonificata...
[12:49]  Corto Raymaker: ...e se vogliamo è una sorta di interfaccia tra i due estremi...
[12:49]  SheldonPax Capalini: Niente livelli post eruzione?
[12:49]  Nanatu Yoshikawa: Una specie di limbo?
[12:50]  Corto Raymaker: ...e come sappiamo è all'interfaccia tra le fasi che si situano i fenomeni più interessanti...
[12:50]  Corto Raymaker: ...e infatti è lì che si snoda il fulcro dell'azione...
[12:50]  Corto Raymaker: Sì, è un limbo, come diceva Nanatu...
[12:50]  Corto Raymaker: ...e, Sheldon, non ci sono livelli...
[12:51]  Corto Raymaker: La mia città somiglia da questo punto di vista più allo Sprawl (magari uno Sprawl come avrebbe potuto dipingerlo una mente diabolica come Dante o Milton)...
[12:51]  Corto Raymaker: piuttosto che alla Los Angeles di Blade Runner.
[12:51]  Nanatu Yoshikawa: Mutazioni e simili dietro l'angolo di casa?
[12:51]  antonella Pye: una città violenta??
[12:51]  Corto Raymaker: Molto violenta...
[12:51]  Corto Raymaker: ...decisamente...
[12:52]  Corto Raymaker: ...immaginiamo cosa può diventare da oggi a cinquant'anni l'emergenza camorra...
[12:52]  Corto Raymaker: ...specie se continua a essere gestita come si è fatto negli ultimi cinquant'anni...
[12:52]  Roon Laval: Assomiglia alla Los Angeles del film di Carpenter
[12:53]  Corto Raymaker: Camorra e rifiuti (=kipple) ci sono entrambi, proprio come oggi. E nemmeno la Singolarità è ancora riuscita a inventarsi un vaccino.
[12:53]  Corto Raymaker: Sono trascesi, magari proprio come effetto collaterale della Singolarità... chissà...
[12:53]  antonella Pye: e lo scopo dei cyborg quale sarà??
[12:53]  Corto Raymaker: Briganti è un poliziotto, come dicevo.
[12:53]  Corto Raymaker: La sua unità si chiama Polizia Psicografica.
[12:54]  Corto Raymaker: Lui e i suoi colleghi conducono le indagini passando allo scanner...
[12:54]  Corto Raymaker: ...grazie ai loro innesti postumanizzanti...
[12:54]  Corto Raymaker: ...i ricordi delle vittime morte di morti violente...
[12:54]  antonella Pye: una tac del 300 insomma
[12:54]  antonella Pye: 3000
[12:54]  Corto Raymaker: In sostanza, sì.
[12:55]  Corto Raymaker: Già oggi sono state individuate alcune corrispondenze tra l'attività di determinate aree del cervello...
[12:55]  Corto Raymaker: ...e certe immagini o pensieri.
[12:55]  Nanatu Yoshikawa: E queste scannerizzazioni causano ricadute, negative o positive, sugli agenti?
[12:55]  Corto Raymaker: Io ho estremizzato questa cosa... spingendola alle estreme conseguenze. Ma...
[12:55]  Corto Raymaker: ...appunto, c'è comunque un problema.
[12:55]  Corto Raymaker: Innanzitutto, come insegna una nota pubblicità, niente è per sempre...
[12:56]  Corto Raymaker: ...i ricordi si deteriorano, e i ricordi recenti (la cosiddetta memoria a breve termine)...
[12:56]  Corto Raymaker: ...che non hanno ancora trovato il modo per consolidarsi...
[12:56]  Corto Raymaker: ...vengono inevitabilmente lavati via dalla morte organica.
[12:56]  Nanatu Yoshikawa: Entropia, brutta bestia :)
[12:57]  Corto Raymaker: Sopravvivono però i ricordi consolidati, quelli risalenti a prima dell'ultimo sonno della vittima...
[12:57]  Corto Raymaker: ...non chiedetemi perché, tanto lo spiego nel libro ;-)....
[12:57]  Eliver Delphin: non farci spoiler eh?
[12:57]  Blackdodo Allen: può sembrare e magari lo è, una domanda banale. Ma perchè secondo te i romanzi di fantascienza rappresentano sempre - sia quando le intenzioni dell'autore sono critiche nei confronti della tecnologia che quando non lo sono - scenari distopici o raccapriccianti?
[12:57]  ulVer Kuhn: molto bello... prima dell'ultimo sonno
[12:57]  Nanatu Yoshikawa: Ma allora le uniche analisi attendibili sono quelle realizzate su cervelli cibernetici?
[12:58]  Corto Raymaker: ...ed è da quelli che gli agenti della Psicografica devono risalire agli elementi, alle circostanze in cui è maturata la scomparsa della vittima.
[12:58]  Corto Raymaker: Blackdodo, ti rispondo subito.
[12:58]  Corto Raymaker: O almeno ci provo ;-)
[12:58]  Manex Greggan: "domanda" "quando ci hai lavorato sul romanzo?"
[12:58]  Corto Raymaker: Io penso che sia l'approccio più naturale, per chi scrive...
[12:58]  Manex Greggan: quanto tempo? sorry
[12:59]  Corto Raymaker: ...immaginare un futuro distopico. Io sono della "scuola" che ritiene l'ambiente fondamentale nella storia.
[12:59]  Corto Raymaker: L'ambiente, in questo romanzo, interagisce parecchio con gli eventi narrati.
[13:00]  Corto Raymaker: E siccome il mio eroe (o antieroe), per quanto tormentato, è comunque una figura "positiva"...
[13:00]  Corto Raymaker: ..."un uomo che nob si rassegna allo stato delle cose"...
[13:00]  Corto Raymaker: ...inevitabilmente mi è venuto naturale un ambiente negativo da contrapporgli.
[13:01]  Corto Raymaker: In effetti, è la classica storia dell'uomo in lotta contro tutto e contro tutti: il sistema, il mondo, il destino...
[13:01]  Nanatu Yoshikawa: E' anche un modo perfetto per evidenziare la forma etica del personaggio.
[13:01]  Corto Raymaker: Sicuramente. E c'è anche molta politica.
[13:01]  Corto Raymaker: Il che, in effetti, ha quadruplicato la mia sorpresa all'annuncio del vincitore... ;-)
[13:01]  Eliver Delphin: grandissimo X
[13:02]  Corto Raymaker: Per rispondere a Manex, mi pare...
[13:02]  Corto Raymaker: ... ci ho lavorato per un anno intero, ma in maniera non continuativa...
[13:02]  Corto Raymaker: ... ho seguito un metodo di lavoro alla Vonnegut, scrivendo e riscrivendo ogni capitolo finché non mi convinceva...
[13:02]  Corto Raymaker: ...questo all'inizio mi ha molto rallentato...
[13:02]  Eliver Delphin: che tenacia, mio caro...
[13:03]  Roon Laval: Un pefezionista, allora.:)
[13:03]  Corto Raymaker: ...ma appena il meccanismo ha cominciato a olearsi è diventato automatico... ;-)
[13:03]  Corto Raymaker: In mezzo ci sono stati anche due mesi che per ragioni personali mi hanno obbligato a stare praticamente fermo.
[13:03]  Corto Raymaker: Quando ho ripreso il romanzo, lo scorso agosto, la mia voglia era decisamente rinvigorita...
[13:04]  Corto Raymaker: ...volevo vedere dove andava a finire la storia...
[13:04]  Corto Raymaker: ...e che fine facevano Briganti e la _sua_ storia...
[13:04]  Corto Raymaker: Ho scritto la parola fine lo scorso settembre. In poco meno di due mesi scrissi l'ultimo terzo del libro che mancava.
[13:04]  Blackdodo Allen: La vena politica citata, rispecchia l'idea dell'autore è di difendere e salvaguardare un futuro ove si cerca strenuamente di tutelare l'eguaglianza tra gli uomini?
[13:05]  Corto Raymaker: Esattamente, Domenico!
[13:05]  Blackdodo Allen: quindi un'idea "socialista"
[13:05]  Corto Raymaker: La vena politica che ho voluto infondere nel libro inevitabilmente rispecchia le mie convinzioni.
[13:05]  Corto Raymaker: Un'idea socialisteggiante, sì...
[13:05]  Blackdodo Allen: certo...
[13:05]  Nanatu Yoshikawa: Quale tipo di governo hai delineato a livello cittadino e statale?
[13:05]  Corto Raymaker: Bella domanda ;-)
[13:06]  Corto Raymaker: In questo futuro l'Unione Europea è divenuta una confederazione in stile americano...
[13:06]  Corto Raymaker: ...ma i singoli paesi, forti della loro storia e dei loro costumi, possono vantare una maggiore autonomia rispetto agli stati USA.
[13:06]  Nanatu Yoshikawa: Decentramento debole quindi? Molto potere ai singoli, meno alla comunità.
[13:07]  Corto Raymaker: Infatti, il governatore continua a essere una sorta di primo ministro.
[13:07]  Corto Raymaker: E uno dei candidati alla carica è proprio il signore della città, a metà tra Achille Lauro e B...
[13:07]  Corto Raymaker: ...come si chiamava...
[13:07]  Eliver Delphin: B...
[13:07]  Corto Raymaker: ...quello lì, insomma...
[13:07]  Eliver Delphin: Barbablu
[13:07]  Corto Raymaker: ...quello...
[13:07]  Corto Raymaker: ...quell'altro...
[13:07]  Eliver Delphin: Bonaventura
[13:07]  Corto Raymaker: ...quello che suona...
[13:07]  Nanatu Yoshikawa: E la giustizia? In che modo è gestita? Anche i giudici e i pubblici ministeri hanno caratteristiche postumane?
[13:07]  Corto Raymaker: ...quello che fa TV...
[13:07]  Manex Greggan: Beatles?
[13:08]  Corto Raymaker: ...quello che possiede tutto....
[13:08]  Eliver Delphin: Bongo?
[13:08]  Corto Raymaker: ...quello... ora proprio mi sfugge! Cacchio!
[13:08]  Blackdodo Allen: Berlusconi?
[13:08]  Blackdodo Allen: :-))
[13:08]  Eliver Delphin: Bill Gates?
[13:08]  Corto Raymaker: Chi?
[13:08]  Manex Greggan: Bill gates?
[13:08]  Corto Raymaker: ;-)
[13:08]  Eliver Delphin: ahaha
[13:08]  Corto Raymaker: Comunque... dicevamo...
[13:08]  Roon Laval: Bob Marley
[13:08]  Corto Raymaker: E' il signore della città e non gli basta...
[13:08]  Corto Raymaker: ...ha costruito Napoli 2 e Napoli 3 e Napoli etc...
[13:08]  Corto Raymaker: ...ma non gli basta...
[13:09]  Eliver Delphin: Napolello
[13:09]  Corto Raymaker: ;-)
[13:09]  Manex Greggan: LOL
[13:09]  Corto Raymaker: ...Così adesso vuole il governo dell'intero paese...
[13:09]  SheldonPax Capalini: più distopico dei livelli!!!
[13:09]  Blackdodo Allen: Propio il Verlusca allora---
[13:09]  Blackdodo Allen: :-)
[13:09]  Corto Raymaker: come passo indispensabile verso il dominio del mondo ;-)
[13:09]  Corto Raymaker: E questo personaggio incombe come un'ombra...
[13:10]  Nanatu Yoshikawa: Quanto conta la corruzione nello scenario da te delineato? (Domanda un pò retorica lo ammetto :))
[13:10]  Corto Raymaker: C'è qualcuno che tifa Napoli qui in mezzo?
[13:10]  Corto Raymaker: No, eh?
[13:10]  Blackdodo Allen: tifiamo tutti Milan
[13:10]  Blackdodo Allen: :-))
[13:10]  Corto Raymaker: Maledetti...
[13:10]  Manex Greggan: Palermo!
[13:10]  Blackdodo Allen: la squadra dell'onnipotente :-)
[13:10]  SheldonPax Capalini: ha vinto il campionato?
[13:10]  Fettarappo Hax shouts: SECONDO ME LA CORAZZATA POTIONKY E' UNA CAGATA PAZZESCA!!!
[13:10]  Eliver Delphin Forza Cagliari
[13:10]  Eliver Delphin: LOL
[13:11]  Corto Raymaker: Comunque, in questo futuro il Napoli non si vende più le partite al Milan...
[13:11]  Blackdodo Allen: ok.... è inziato il casino... quando si parla di calcio...
[13:11]  Corto Raymaker: ...ma compra giocatori defunti. Il suo ultimo acquisto è...
[13:11]  Blackdodo Allen: è inevitabile...
[13:11]  Manex Greggan: Niente Moggi? Ne Galliani?
[13:11]  Corto Raymaker: ...il corredo cromosomico di Maradona.
[13:11]  Blackdodo Allen: ahahah...buona :-))
[13:11]  Blackdodo Allen: questa
[13:11]  Corto Raymaker: E il Napoli, ovviamente, appartiene al tizio di cui parlavo prima ;-)
[13:11]  SheldonPax Capalini: Il ritorno del Messia
[13:11]  SheldonPax Capalini: L'Apocalisse!
[13:12]  Corto Raymaker: Sì, solo che stavolta hanno pensato bene di sterilizzarlo...
[13:12]  Corto Raymaker: ...onde evitare ulteriori complicazioni legali amplificate dalla Singolarità...
[13:12]  Nanatu Yoshikawa: E le televisioni? Neapolanum?
[13:12]  Corto Raymaker: Le TV sono molto cambiate e allo stesso tempo sono identiche a oggi.
[13:12]  Blackdodo Allen: esiste un antagonista nel romanzo, oppure non è utile dal momento che è tutto il sistema ad essere di per sè...
[13:12]  Blackdodo Allen: da rifondare?
[13:13]  Corto Raymaker: Il nemico si nasconde ovunque, per citare un'antica massima...
[13:13]  Blackdodo Allen: ok...
[13:13]  Corto Raymaker: E il nostro ben presto se ne accorgerà...

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[13:13]  Corto Raymaker: Le Tv, dicevo...
[13:13]  Nanatu Yoshikawa: Qual è il nome del partito del Don Rodrigo del tuo romanzo?
[13:13]  Corto Raymaker: Secondo te, se davo un nome al partito, vincevo il premio Urania?
[13:13]  Eliver Delphin ricorda al gentile pubblico che si parlava di Fantascienza *LOL*
[13:13]  Manex Greggan: Forza Campania!
[13:13]  Corto Raymaker: Domanda retorica, lo ammetto ;-)
[13:14]  Nanatu Yoshikawa: Mmm... No!
[13:14]  Corto Raymaker: :-)
[13:14]  Corto Raymaker: Appunto...
[13:14]  Eliver Delphin: ma serviva, poi?
[13:14]  SheldonPax Capalini: evvero è il boss
[13:14]  Corto Raymaker: ...diciamo che questo tizio assomma in sé il peggior populismo demagogico...
[13:14]  Eliver Delphin: ed è pure nano
[13:14]  Corto Raymaker: ...e ha le mani in pasta in tutto...
[13:14]  Blackdodo Allen: l'abbiamo capito eh :-)))
[13:14]  Corto Raymaker: ...scopri e scummoglia...
[13:14]  Corto Raymaker: ...come si dice a Napoli...
[13:15]  Manex Greggan: LOL
[13:15]  Corto Raymaker: ...vai a vedere che possiede pure l'Opposizione...
[13:15]  Nanatu Yoshikawa: E la corruzione? In che misura è raccontata nel romanzo?
[13:15]  Corto Raymaker: ...non è poi tanto fantascienza.
[13:15]  Corto Raymaker: ;-)
[13:15]  Roon Laval: Scusa ma che lingua si parla, napoletano
[13:15]  Roon Laval: o una sorta di esperanto?
[13:15]  Corto Raymaker: Italiano DOC. Almeno ci provo...
[13:15]  Roon Laval: :)
[13:15]  Albi Masala: restano ancora dei fondamentalisti bioludditi, o la questione è chiusa nello scenario del libro?
[13:15]  Corto Raymaker: C'è una resistenza al progresso, Albi...
[13:16]  Corto Raymaker: ...ma si tratta in prevalenza di gruppi settari...
[13:16]  Corto Raymaker: ...senza alcuna vera incidenza politica...
[13:16]  Nanatu Yoshikawa: Anarchici combattenti?
[13:16]  Corto Raymaker: ...che anzi vengono strumentalizzati dalle autorità per mantenere sempre alto lo stato d'allerta.
[13:16]  Corto Raymaker: No, non sono anarchici.
[13:16]  Corto Raymaker: Sono piuttosto fondamentalisti religiosi.
[13:16]  Corto Raymaker: Ebraici.
[13:16]  Nanatu Yoshikawa: Innocui dunque, ma strumentalizzati.
[13:16]  Leo Cioc: come mai ebraici?
[13:17]  Corto Raymaker: Esatto.
[13:17]  Corto Raymaker: Volevo capovolgere un po' i punti di riferimento.
[13:17]  Corto Raymaker: Oggi viviamo nel panico - fondato o meno - del terrorismo islamico.
[13:17]  Albi Masala: pare che i transumanisti militanti resteranno presto senza lavoro allora :))
[13:17]  Corto Raymaker: E tutti sappiamo come determinate aree politiche se ne avvantaggino.
[13:18]  Nanatu Yoshikawa: E' il nucleo stesso del sistema della paura moderno.
[13:18]  Corto Raymaker: Io ho voluto imporre una sorta di contrappasso agli israeliani che relegano nei campi profughi i palestinesi...
[13:18]  Corto Raymaker: ....innescando una feroce spirale di violenza.
[13:18]  Nanatu Yoshikawa: Accelerando... il contrappasso :)
[13:18]  Leo Cioc: :-)
[13:18]  Blackdodo Allen: mel romanzo la tecnologia è quindi sempre usata allo scopo di mantenere il potere... come nei romanzi più famosi precedentemente citati... e come del resto nell'attualità.
[13:19]  Blackdodo Allen: ?
[13:19]  Blackdodo Allen: La tecnologia in questo senso non "Libera" l'essere umano...
[13:19]  Blackdodo Allen: ?
[13:19]  Corto Raymaker: La tecnologia, nel mio romanzo, è un privilegio.
[13:19]  Corto Raymaker: Un po' come oggi.
[13:19]  Blackdodo Allen: ma lo relega a schiavo di un sistema più grande?
[13:19]  Corto Raymaker: Come con il digital divide, per esempio.
[13:19]  Nanatu Yoshikawa: Alla fine è il meccanismo del controllo che comanda e che decide. Al pari della Singolarità, la complessità dei media sfugge allo stesso volere dei potenti?
[13:20]  Corto Raymaker: Questo è un altro punto in cui opero un'inversione del nostro sistema di riferimento familiare...
[13:20]  Corto Raymaker: ...il ribaltamento del controllo passa per i media...
[13:20]  Corto Raymaker: ...ma per i media obsoleti.
[13:20]  Corto Raymaker: Mentre i media di stato sono impegnati a trasmettere notizie senza senso... che sembrano palesi invenzioni...
[13:21]  Corto Raymaker: ... le inchieste e i dossier che smascherano lo stato delle cose arrivano dai cari...
[13:21]  Corto Raymaker: ...vecchi...
[13:21]  Corto Raymaker: ....giornali.
[13:21]  Corto Raymaker: Bollettini ciclostilati diffusi gratuitamente.
[13:21]  Eliver Delphin: how romantic :(
[13:21]  Corto Raymaker: Come "Nova X-Press", la rivista di un direttore che somiglia un po' a... Roberto Saviano.
[13:21]  Nanatu Yoshikawa: Ahhh!!! Fantastico... una sorta di verità underground.
[13:22]  Albi Masala: che ruolo ha la religione per le masse in questa napoli post-singolarità, è ancora potente?
[13:22]  Corto Raymaker: Che per altro è stata una fonte preziosa per delineare l'intero scenario.
[13:22]  Corto Raymaker: Di religione, a dire il vero, se ne vede poca.
[13:22]  Eliver Delphin: abbiamo fatto overdose in RL :D
[13:22]  Corto Raymaker: C'è più superstizione, come sarebbe naturale prevedere in un contesto come quello partenopeo.
[13:23]  Nanatu Yoshikawa: E le droghe? Legalizzate? E se si, in quali termini?
[13:23]  Corto Raymaker: Droghe a go-go. Una di queste...
[13:23]  Corto Raymaker: ...il Blue-K...
[13:23]  Corto Raymaker: ...è il propellente del meccanismo narrativo.
[13:23]  Corto Raymaker: Quindi non posso rivelare troppo ;-)
[13:23]  Leo Cioc: il ruolo della cenere?
[13:23]  Nanatu Yoshikawa: Ah... bene bene... taccio dunque :)
[13:24]  Corto Raymaker: La cenere, il kipple, è in sostanza una quintessenza della disgregazione.
[13:24]  Corto Raymaker: Entropia allo stadio terminale.
[13:24]  Eliver Delphin: scusate posso fare una domanda che magari è inutile ma la faccio lo stesso? Quando potremo leggere il romanzo?
[13:24]  Corto Raymaker: Caos che "cancrenizza" il mondo.
[13:24]  Manex Greggan: ossimoro
[13:24]  Corto Raymaker: Il romanzo uscirà a novembre.
[13:24]  Eliver Delphin: che tutto questo parlare mi ha fatto venire un mucchio di curiosità
[13:24]  Corto Raymaker: In Urania, of course.
[13:24]  Nanatu Yoshikawa: Looking good!
[13:25]  Corto Raymaker: Potrete trovarlo in tutte le edicole dello Stivale.
[13:25]  Manex Greggan: isole comprese
[13:25]  Corto Raymaker: Se prima non saranno passati di lì integralisti di qualche tipo...
[13:25]  ulVer Kuhn: ho già pronto lo stress dell'edicolante...
[13:25]  Eliver Delphin: perfetto, con Urania bisogna stare all'occhio
[13:25]  ulVer Kuhn: isole comprese un pò dopo....
[13:25]  SheldonPax Capalini: trannequelle di qui :-(
[13:25]  Eliver Delphin: ti giri ed è già finito, quando c'è
[13:25]  Corto Raymaker: Quindi, accattetevillo!
[13:25]  Corto Raymaker: Il prima possibile!
[13:25]  Eliver Delphin: senti X
[13:25]  Corto Raymaker: ;-)
[13:25]  Eliver Delphin: ma rispetto alle tue storie precedenti, questo romanzo come si colloca?
[13:26]  ulVer Kuhn: non si può includere con Next? :D
[13:26]  ulVer Kuhn: come allegato..
[13:26]  Corto Raymaker: E' una cosa completamente nuova...
[13:26]  Eliver Delphin: cioè, esiste un tuo "universo" narrativo?
[13:26]  Corto Raymaker: Uhm... con Next la vedo dura ;-)
[13:26]  Corto Raymaker: No, non credo che esista un mio universo narrativo ;-)
[13:26]  Corto Raymaker: Non ancora, almeno.
[13:27]  Corto Raymaker: Diciamo che tutto dipenderà da come venderà il romanzo :-))
[13:27]  Eliver Delphin: quindi ambientazione nuova e inedita, pur connettivita
[13:27]  Eliver Delphin: -ista
[13:27]  Corto Raymaker: Sì, assolutamente.
[13:27]  Nanatu Yoshikawa: L'informazione sarà adeguatamente diffusa nella Noosfera :)
[13:27]  Corto Raymaker: E' uno scenario che mi è piaciuto esplorare ex-novo, narrativamente parlando. Anche se...
[13:27]  Albi Masala: sarà disponibile in formato ebook, che sia gratis o a pagamento?
[13:27]  Corto Raymaker: ...lo scenario coincide con quello di un fumetto che ho creato e sceneggiato...
[13:28]  Corto Raymaker: e che uscirà su Solaris*, una nuova rivista di fantascienza e fumetti edita da Cagliostro ePress...
[13:28]  Corto Raymaker: ...in uscita a settembre.
[13:28]  ulVer Kuhn: ottima notizia
[13:28]  Eliver Delphin: accidenti X, ti dai veramente da fare, ti ammiro
[13:28]  Corto Raymaker: Comunque, anche se lo scenario è lo stesso, il romanzo si colloca due anni dopo il fumetto, e i personaggi sono diversi.
[13:28]  Corto Raymaker: Grazie Eliver... finché ci sostiene la passione sarà facile ;-)
[13:29]  Corto Raymaker: Ancora non so se riusciremo a rendere subito disponibile il libro in formato e-book.
[13:29]  Eliver Delphin: e direi che il premio urania è ottimo carburante per la passione eh :)
[13:29]  ENERGY DRINK whispers: NOW EXTRA POTENT
[13:29]  Corto Raymaker: Io vorrei pubblicarlo con una licenza Creative Commons, approfittando del fatto che Urania dopo un mese sparisce dalla circolazione...
[13:30]  Eliver Delphin è preda della passione creativa per la scrittura, oltre che dell'energy drink
[13:30]  Corto Raymaker: ...ma è un aspetto che devo ancora discutere con l'editore, quindi non posso proprio essere più preciso. Mi spiace.
[13:30]  Starsky Silverstar: non credo che sia previsto sul contratto standfard mondadori
[13:30]  Starsky Silverstar: ma puoi provare
[13:30]  PuntoRossi Oh: secondo me manco morto...
[13:30]  Corto Raymaker: Grazie S*ommo. Proverò a proporlo, come no!?
[13:31]  Corto Raymaker: Tanto mi sto abituando alle sorprese... :-)
[13:31]  Corto Raymaker: Allora, qualche altra domanda?
[13:31]  Starsky Silverstar: io
[13:31]  Manex Greggan: quanto hai concesso all'azione?
[13:31]  Corto Raymaker: Vai!
[13:31]  Starsky Silverstar: cos'è il connettivismo?
[13:32]  Starsky Silverstar: :-)
[13:32]  Corto Raymaker: Manex, all'azione tanto.
[13:32]  Corto Raymaker: S*ommo...
[13:32]  Manex Greggan: i tuoi scritti sono sempre stati "intimisti"..
[13:32]  ENERGY DRINK whispers: NOW EXTRA POTENT
[13:32]  Corto Raymaker: ...ma gli articoli per Fantascienza.com allora non li scrivi tu!
[13:32]  Corto Raymaker: ;-)
[13:32]  Eliver Delphin: allora
[13:32]  Corto Raymaker: Sì è vero,,,
[13:32]  Eliver Delphin: chi non sapesse cos'è il connettivismo può leggersi il Manifesto, che sta nella notecard sul poster
[13:32]  Manex Greggan: e al dialogo?
[13:33]  Albi Masala: la longevità estrema è una priorità nel libro, si cerca l'immortalità o ci sono altre priorità nell'uso della tecnologia?
[13:33]  Eliver Delphin: il Manifesto del Connettivismo, ovviamente
[13:33]  Corto Raymaker: Stavolta penso di aver raggiunto un buon equilibrio tra l'introspezione e l'azione...
[13:33]  Eliver Delphin: mica uno a caso
[13:33]  Corto Raymaker: Ho lavorato molto sulle parti dialogate, che sono sempre state il mio punto debole. Su consiglio di un maestro...
[13:33]  Corto Raymaker: ...Vittorio Catani...
[13:33]  Corto Raymaker: ...mi sono dato da fare in questa direzione
[13:33]  Nanatu Yoshikawa: Domanda tecnica: lo sviluppo della trama segue percorsi lineari, come nel più classico dei noir, oppure il movimento diegetico è intriso di bivi, soprattuto psicologi?
[13:34]  Corto Raymaker: ...e il risultato alla fine devo ammettere che mi ha soddisfatto.
[13:34]  Corto Raymaker: Diciamo che il percorso verso la verità non è mai lineare nel noir.
[13:34]  Corto Raymaker: A volte, come in Chandler, è un casino pazzesco.
[13:35]  Corto Raymaker: Altre, come in Hammett, è il protagonista a complicarsi la vita e a complicarla ai suoi amici e avversari.
[13:35]  Corto Raymaker: Nel mio caso, mi sono ispirato molto a Chandler. Il grande sonno è stato il mio modello di riferimento letterario per la costruzione della trama.
[13:36]  Corto Raymaker: La longevità, si diceva...
[13:36]  Corto Raymaker: ...c'entra. Ma di più non rivelo.
[13:36]  Corto Raymaker: Non perché sono sadico... ma perché mi piacerebbe approfondire il discorso in un nuovo libro, magari.
[13:37]  Corto Raymaker: Di sicuro, se mai verrà il giorno in cui mi deciderò a mettermi al lavoro su un seguito, quello sarà uno dei temi centrali.
[13:37]  Corto Raymaker: Con l'argomento affrontato sotto la duplice angolazione: trascendenza elettronica - immortalità fisica.
[13:37]  Corto Raymaker: Vedremo!
[13:38]  Roon Laval: Progetto molto interessante!
[13:38]  Corto Raymaker: Grazie Roon!

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[13:38]  Leo Cioc: Corto, nelle tue ore niubbo che idea ti sei fatta di sl?
[13:38]  Corto Raymaker: Eh eh eh domanda meschina ;-)
[13:38]  Corto Raymaker: Di sicuro, in SL ho trovato un sacco di bella gente.
[13:39]  Corto Raymaker: Abituato alle liti in metropolitana, devo dire che malgrado la densità l'educazione qui dentro è decisamente più apprezzata come valore che nella RL.
[13:39]  Corto Raymaker: Non ho ancora capito bene come funzionano molte cose...
[13:39]  Corto Raymaker: Ma come bacino di potenzialità è decisamente vasto...
[13:40]  Corto Raymaker: Anche se ormai non più tanto promettente, da come procede il suo sfruttamente economico.
[13:40]  Corto Raymaker: Non proprio un paradiso elettronico, ecco.
[13:40]  Corto Raymaker: Ma un simpatico posticino per staccare ogni tanto la spina e cambiare la prospettiva sul mondo ;-)
[13:40]  Nanatu Yoshikawa: SL assomiglia ad un videogame in cui non si sono PNG (personaggi non giocanti) ma nel quale l'influsso economico e standardizzante esala i suoi fumi malefici un pò ovunque.
[13:41]  Corto Raymaker: Però è anche vero che poi trovi posti come questo in cui è possibile realizzare quello che altrove...
[13:41]  Corto Raymaker: ...leggi nella vità reale...
[13:41]  Corto Raymaker: ...sarebbe stato un bel problema mettere in piedi.
[13:41]  Nanatu Yoshikawa: Certamente! Basti pensare a stasera :)
[13:42]  Manex Greggan: siamo tutti alle nostre case in effetti.. ;)
[13:42]  PuntoRossi Oh: vabbe' e' poco piu' di una chat
[13:42]  Corto Raymaker: Devo confessarvi che ho più ascoltatori stasera che in tutte le presentazioni di Next fatte in giro per le librerie romane nell'ultimo anno.
[13:42]  Leo Cioc: e poi esistono progetti interessanti come openmetaverse e deepgrid...
[13:42]  Nanatu Yoshikawa: Certo, una bella weizz ci manca...
[13:42]  Manex Greggan: beh a vimercate non eravamo pochi ;)
[13:42]  Corto Raymaker: E in più avevamo la birra...
[13:42]  Nanatu Yoshikawa: Eh si...
[13:42]  Corto Raymaker: ;-)
[13:43]  Manex Greggan: io ho una guinnes
[13:43]  Manex Greggan: ;)
[13:43]  Nanatu Yoshikawa: Vorra dire che simulerò il senso di soddisfazione dato da una bella birrozza. Attivo i simulatori di gusto :)
[13:43]  PuntoRossi Oh: Moretti...
[13:43]  ulVer Kuhn: fanta orange...
[13:43]  Free Beer FX whispers: Have a Drink on S.O.B.
[13:43]  SheldonPax Capalini: Io starei in un bar...
[13:44]  Leo Cioc: salute!
[13:44]  Manex Greggan: Emanuele Manco
[13:44]  Blackdodo Allen: a tuo parere second life è un'evoluzione normale di quello che già c'era... oppure pensi come alcuni che rappresenti un radicale cambiamento interattivo?
[13:44]  Corto Raymaker: Brindate al connettivismo! ;-)
[13:44]  Eliver Delphin: SALUTE!!
[13:44]  Corto Raymaker: :-)))
[13:44]  PuntoRossi Oh: alla birra postumana
[13:44]  Nanatu Yoshikawa: Hei, ma così non vale! Come si drinka!!! Ditemelo!
[13:45]  Corto Raymaker: Mah, ho avuto modo di farmi un'idea piuttosto approssimativa, Domenico... di sicuro SL potrebbe essere un bel laboratorio.
[13:45]  Free Beer FX whispers: Have a Drink on S.O.B.
[13:45]  Blackdodo Allen: grazie... per la risposta
[13:45]  Nanatu Yoshikawa: Si, una specie di brodo cibernetico primordiale per un futuro ancora da esplorare.
[13:45]  Corto Raymaker: L'interazione personale è notevolmente agevolata rispetto al meccanismo delle chat, non fosse altro perché l'avatar fornisce nuovi spunti di discussione... ;-)
[13:46]  Corto Raymaker: Ma come sempre dipende da che uso ne fai.
[13:46]  Corto Raymaker: Io ammetto di aver covato dai tempi del mio primo libro, l'anno scorso, l'idea di una presentazione on-line a cui potessero partecipare tutti i connettivisti e i curiosi sparsi per la penisola...
[13:46]  Corto Raymaker: Poi è arrivata Vimercate.
[13:46]  Corto Raymaker: :-)))
[13:47]  Eliver Delphin: bello Vimercate
[13:47]  Nanatu Yoshikawa: First life: 1 Second life: 0
[13:47]  Eliver Delphin: ottima organizzazione
[13:47]  Eliver Delphin: però stasera ci prendiamo la rivincita sulla First Life
[13:47]  Eliver Delphin: e dopo la chiacchierata, siamo tutti invitati al club qui di fronte
[13:47]  Eliver Delphin: per fare un po' di casino
[13:47]  Eliver Delphin: ballare
[13:47]  Corto Raymaker: All'inizio, come tutte le novità, bisogna contemplare una curva di apprendimento. Spero che nel futuro questi appuntamenti qui al Delos BC, o altrove, possano diventare una consuetudine...
[13:47]  Eliver Delphin: e giocare con le moto d'acqua
[13:48]  Corto Raymaker: ...proprio per colmare le distanze fisiche che ci separano.
[13:48]  Corto Raymaker: Qualcuno ha detto: "moto d'acqua"?
[13:48]  Corto Raymaker: Come si usano??? :-)))
[13:48]  Eliver Delphin: eheh poi vi spiego
[13:48]  Blackdodo Allen: Io le ho usate... :-)
[13:48]  Eliver Delphin: sono qui fuori
[13:48]  Corto Raymaker: ;-)
[13:48]  Nanatu Yoshikawa: Ne ho vista una fuori della vetrata! Spettacolari!
[13:48]  Blackdodo Allen: salti su... è facile
[13:49]  Nanatu Yoshikawa: Ma devo comprarla? O sono free-source?
[13:49]  Eliver Delphin: sono free da prendere
[13:49]  Eliver Delphin: quando scendi si cancella
[13:49]  Roon Laval: Che forza!
[13:49]  Eliver Delphin: allora, chi ha altre domande per X
[13:49]  Blackdodo Allen: forse siamo un po' stachi
[13:49]  Corto Raymaker: Mi avete fatto sgolare ;-)
[13:49]  Blackdodo Allen: stanchi..
[13:50]  Nanatu Yoshikawa: Una weiss per X!
[13:50]  Nanatu Yoshikawa: Presto!
[13:50]  Corto Raymaker: Grande.
[13:50]  Eliver Delphin: ottimo
[13:50]  Corto Raymaker: Grazie :-)
[13:50]  Eliver Delphin: allora facciamo gli onori di casai
[13:50]  Corto Raymaker: Grazie a tutti per essere venuti.
[13:50]  ulVer Kuhn: Grazie a te
[13:50]  Corto Raymaker: E andateci piano con le moto d'acqua..
[13:51]  Corto Raymaker: E grazie ai nostri ospiti!
[13:51]  PuntoRossi Oh: vorrei applaudirti se sapessi come si fa!
[13:51]  Eliver Delphin: vi ricordo che c'è un racconto inedito di X pubblicato in esclusiva su SL
[13:51]  Nanatu Yoshikawa: Grande X! Grazie e a te!!!
[13:51]  Roon Laval: /clap
[13:51]  ulVer Kuhn: e grazie alla delos per l'evento
[13:51]  Eliver Delphin: grazie a te per essere venuto
[13:51]  Blackdodo Allen: clap clap
[13:51]  Eliver Delphin: e per l'interesante chiacchierata
[13:51]  Blackdodo Allen: clap clap clap
[13:51]  Eliver Delphin: e ringraziamo anche Unity World per averci ospitato
[13:51]  Corto Raymaker: Sicuro!
[13:51]  Corto Raymaker: Grazie UW!
[13:51]  Eliver Delphin: anche se il padrone di casa è modesto
[13:52]  Eliver Delphin: e ora, tutti fuori
[13:52]  Starsky Silverstar: Fondamentalmente innocuo, non modesto
[13:52]  Eliver Delphin: si gioca con le moto d'acqua
[13:52]  Nanatu Yoshikawa: Ciao ulver! Ciao a tutti! E a presto!!!
[13:52]  Corto Raymaker: :-)))
[13:52]  Eliver Delphin: let's go out and play!!
[13:52]  ulVer Kuhn: ciao nanatu!!!!
[13:52]  Corto Raymaker: Ciao ragazzi... Ancora grazie a tutti!
[13:52]  Roon Laval: Ciao a ttutti! Vamos a la playa!
[13:53]  Corto Raymaker: Vamos a bailar ;-)
[13:53]  Eliver Delphin: grazie X


--- fine ---



lunedì, 23 luglio 2007

Rendez-vous al Delos BookClub

Con mia somma gioia, martedì sera sarò ospite al Delos BookClub di Second Life per fare due chiacchiere su connettivismo, postumanesimo e fantascienza in generale. La folla - che è prevista nell'ordine delle migliaia di utenti, anche se la questura virtuale sicuramente minimizzerà - potrà farsi beffe del mio super-avatar nuovo di zecca (allestito con la complicità di Leo Cioc, cowboy del cyberspazio dal lontano '88), se la coppia di cannoni che mi sono procurato a un mercatino dell'usato di Nueva Tijuana non incuterà loro timore.

EliVer, la padrona di casa, ha arredato lo spazio in tema connettivista, e posso assicurarvi che un salto vale comunque la pena farlo, anche fuori orario. L'appuntamento resta comunque fissato per martedì 24 luglio alle 21. I presenti potranno scaricare e leggersi un mio racconto ancora inedito, e togliersi qualche curiosità intorno a Post Mortem. E a tutto il resto chiaramente.

Tutti i dettagli sono qui. C'ya, cyberspace cowboys!