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martedì, 13 maggio 2008 Le geometrie neurali di James G. Ballard
Un ringraziamento a tutti gli amici presenti, per le birre e per le chiacchiere (e anche per i nervetti). E a Jarok per la sua eccellente ospitalità, oltre che per averci invitato all'evento. Per sapere cosa ha prodotto la rilettura della Mostra delle Atrocità combinata alla visione della pellicola di Jonathan Weiss, potete recuperare l'articolo direttamente dagli archivi di Next-Station.org. E il dibattito può continuare sul forum. evocato da
X dagli abissi dell'inconscio per: cultura, cinema, letteratura, web , fantascienza, futuro, riviste, critica, connettivismo, novitĂ , avanguardia, postumanesimo, metaletteratura in data astrale 13/05/2008 23:29 | permalink |
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domenica, 04 maggio 2008 Delos Express
Letture e visioni per tutti i palati, insomma. Prendete e mangiatene tutti. evocato da
X dagli abissi dell'inconscio per: cultura, cinema, letteratura, web , fumetti, fantascienza, futuro, riviste, critica, connettivismo, novitĂ , postumanesimo in data astrale 04/05/2008 19:43 | permalink |
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domenica, 27 aprile 2008 Divenire postumani
Questo un breve estratto della presentazione del progetto editoriale: Gli autori, provenienti da diverse aree disciplinari e orientamenti ideologici, sviluppano la propria analisi con un occhio sempre attento al probabile esito finale di queste mutazioni casuali o pianificate: l’avvento del postumano. Sono dunque studi che sul piano temporale spaziano nel presente, nel passato e nel futuro, mentre sul piano della prospettiva disciplinare sono aperti a idee e metodi provenienti da diverse aree di ricerca, che vanno dalle scienze sociali alle scienze naturali, dalla filosofia all’ingegneria, dal diritto alla critica letteraria. Il numero 1 contiene anche una rielaborazione del mio articolo Dopo la Singolarità, quale futuro?, già apparso sull'iterazione 08 di NeXT. Ancora dalla scheda di presentazione: Il volume è diviso in quattro sezioni principali: Attualità, Genealogia, Futurologia, Libreria. Nella sezione ‘Attualità’ compaiono studi attinenti a problematiche metatecniche del presente. La sezione ‘Genealogia’ è invece dedicata a studi storici sui precursori delle attuali tendenze transumaniste, futuriste, prometeiche – dunque sul passato della metatecnica. Nella sezione ‘Futurologia’ trovano spazio esplorazioni ipotetiche del futuro, da parte di futurologi di professione o di scrittori di fantascienza. La sezione ‘Libreria’ è infine dedicata alle analisi critiche di libri concernenti la tecnoscienza, il postumano, il transumanesimo. evocato da
X dagli abissi dell'inconscio per: cultura, fantascienza, futuro, riviste, critica, connettivismo, postumanesimo, transizioni, sezione pi-quadro in data astrale 27/04/2008 13:13 | permalink |
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martedì, 22 aprile 2008 La frontiera del futuro Sulla scia speculativa di Villasanta, una riflessione sulle manovre di avvicinamento alla Cuspide. evocato da
X dagli abissi dell'inconscio per: storia, incontri, fantascienza, cronache, futuro, critica, connettivismo, controcultura, urania, postumanesimo, metaletteratura, transizioni, radio karma, spaghetti sci-fi in data astrale 22/04/2008 01:11 | permalink |
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giovedì, 10 aprile 2008 Connettivismo: il futuro come vocazione A distanza di un anno da quando le scrissi, vi ripropongo queste poche righe per condensare il senso di un Movimento. Rimandandovi, per un contatto più diretto se non più interattivo, alla prossima Astracon, che vedrà nuovamente riunita la Supernova Mob a ranghi integrati. Per celebrare la fantascienza, l'immaginario e le ultime evoluzioni del Connettivismo.
Proprio in virtù del suo carattere di fondo, il Connettivismo è però anche molto di più: è un programma, una Prendendo le mosse dalla consapevolezza che la tecnologia già oggi gioca un ruolo cruciale nelle nostre vite e diventerà sempre più preponderante nel mondo di domani, con le nostre opere ci proponiamo di esplorare l’impatto etico, ecologico e sociale delle nuove tecnologie. Si tratta di un approccio che offre una casistica sconfinata di scenari da esplorare, ma che comunque non esaurisce il discorso. Il grande Philip K. Dick non era certo uno scrittore tecnologicamente all’avanguardia. Eppure la sua fantascienza è stata capace di prefigurare con la sola forza della sua spinta immaginifica ipotesi scientifiche che sarebbero state formulate sistematicamente solo dopo la sua morte, anticipando oltre ai casi di scottante attualità della bioetica addirittura la fisica teorica del paradigma olografico di David Bohm e Karl Pribram, in un’epoca in cui la meccanica quantistica era ancora considerata alla stregua di una disciplina esoterica. Ambire per i nostri lavori a un elevato grado di attendibilità scientifica e tecnologica, anche nel caso in cui evocato da
X dagli abissi dell'inconscio per: cultura, letteratura, web , fantascienza, cronache, futuro, critica, connettivismo, novitĂ , next, rimembranze, avanguardia, postumanesimo in data astrale 10/04/2008 22:08 | permalink |
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lunedì, 07 aprile 2008 Piccola Cosmogonia Seriale Frammenti di coscienza evocato da
X dagli abissi dell'inconscio per: poesia, fantascienza, connettivismo, avanguardia, postumanesimo, supernova express in data astrale 07/04/2008 23:01 | permalink |
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giovedì, 03 aprile 2008 La Rete, il futuro Se esiste un elemento del nostro presente di cui credo non riusciremo mai più a fare a meno, nel futuro prossimo come in quello più remoto, dal mio punto di vista questo elemento non può essere che la Rete. Già oggi, la Rete come la conosciamo noi ha rivoluzionato le nostre esistenze: ci ha messo a disposizione risorse pressoché illimitate, ha accelerato i tempi di accesso alla conoscenza e liberato l'informazione dai vincoli strutturali della carta e dei palinsesti televisivi, stravolgendo i meccanismi di propagazione delle idee e del sapere, con una ricaduta ancora più amplificata nel microcosmo delle relazioni interpersonali.
Per quanto possano sembrarci limitati internet (che si sta affacciando appena ora sull'orizzonte del web semantico), l'infrastruttura (ancora troppo spesso affetta dai malanni del digital divide) e il suo uso (la trasposizione "mascherata" di tutti i vizi e i difetti delle rispettive personalità reali nei mondi virtuali di Second Life, dei gruppi di discussione, dei forum e dei blog), la Rete è di fatto imprescindibile nelle nostre vite. Potrebbe sembrare che Legba stia cavalcando le mie frequenze sinaptiche, in questo momento, ma è una convinzione che coltivo ormai da tempo (per cui si tratterebbe del più lungo e persistente caso di possessione spiritica documentato).
Ma dovendo proiettare nel domani i miei sogni (e, perché no, anche qualche speranza... tanto per non voler fare il visionario folle a tutti i costi), nel futuro, diciamo tra 20-25 anni, immaginerei una Rete sempre più integrata con il nostro mondo, a costituire un unico paesaggio informativo senza soluzione di continuità. Un panorama continuo e interattivo, con cui interagire attraverso opportuni dispositivi: magari l'evoluzione In quest'ottica, la civiltà progredirà verso orizzonti sempre più integrati: l'immediatezza nell'accesso alla Rete potrebbe definire il prossimo balzo evolutivo, l'ingresso in una globalizzazione vera, in cui ogni cosa è a portata di mano, ogni individuo (sia esso un uomo o una personalità artificiale) libero di muoversi, e il feedback dagli oggetti integrati (embedded) sia in tempo reale. Penso a una Rete che trascenda il cyberspazio, e anzi abbracci anche oggetti del nostro mondo fisico, materiale, in un unico continuum dei sensi. Non più un mondo da calpestare, ma un oceano di dati, scenari, contatti e interazioni in cui immergersi. evocato da
X dagli abissi dell'inconscio per: cultura, web , scienze, fantascienza, futuro, connettivismo, postumanesimo, transizioni, sezione pi-quadro in data astrale 03/04/2008 01:30 | permalink |
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sabato, 29 marzo 2008 Alcune considerazioni sul cambiamento e la sua specificità letteraria
La scorsa estate mi lanciavo in questa opinabilissima definizione della fantascienza: La fantascienza è la letteratura del mutamento, del possibile e del superamento. Mostra come, cambiando alcuni parametri della nostra realtà (società, storia, tecnologia), potrebbe diventare o avrebbe potuto essere il nostro mondo. E siccome il mutamento è al centro di ogni storia della letteratura che valga la pena leggere, il fatto che il mutamento sia la premessa per una storia di fantascienza rende automaticamente il genere una meta-letteratura, che si interroga sul mondo, sull'uomo e sul loro destino. La fantascienza è l'ultima frontiera dell'avanguardia culturale, artistica e civile. Un passo letterario verso l'escatologia. In quell'intervento azzardavo anche un tentativo di riduzione del connettivismo, su cui probabilmente tornerò molto presto per via delle discussioni che si sta meritando l'ultima antologia curata da Lukha Kremo Baroncinij, Frammenti di una rosa quantica. Riprendendo recentemente il discorso, sottolineavo come fosse del tutto inutile, oggi, affrontare la fatica di un'opera letteraria senza concentrarsi sui mutamenti, grandi e piccoli, che coinvolgono il nostro mondo. Lo dico, oltre che da scribacchino imbrattacarte o aspirante tale, anche e soprattutto da lettore. Scrivere o sostenere la lettura, oggi, di un lavoro che è completamente svincolato da quello che accade nel mondo che ci sta intorno oppure in quel piccolo nucleo di coscienza che abbiamo dentro, lo dico senza mezzi termini, per me non ha alcun senso. Se da sempre la letteratura si confronta con il cambiamento, possiamo a ragione ritenere fondata la specificità letteraria del concetto. Dopotutto, che senso avrebbe mettere in scena una situazione immobile, senza nemmeno un'episodica rottura dell'equilibrio? Ma se la letteratura mainstream può permettersi di sprecare forze e risorse prendendo in esame equilibri che sono già fragili in partenza (di natura spesso emotiva e psicologica, più che sociale), alla fantascienza (e alla letteratura di genere in senso lato) è concesso il lusso - lasciatemelo dire - di concentrarsi su equilibri che sembrano consolidati e ormai imperturbabili e, facendoli saltare, riscrivere daccapo i presupposti del mondo (inteso come macrocosmo, come microcosmo, e come l'inscindibile unità dei due). E' una convinzione che mi sento di ribadire con forza. Si parli di ucronia, di estrapolazione, di una detective story, della lotta contro una minaccia oscura (piovuta dallo spazio o strisciata fuori dalla storia), fantascienza, giallo e horror hanno il vantaggio di potersi confrontare con la quintessenza della letteratura, senza l'obbligo di dover ridurre il cambiamento alle sue espressioni minimali, domestiche, quotidiane. Abbiamo in mano un razzo a propulsione psionica, gente: teniamolo ben presente la prossima volta che ci metteremo a pigiare i tasti del nostro condensatore di sogni e di visioni. Credits: Immagine di Andrés "Cerebradinamo" Recondo (Shiva o2). evocato da
X dagli abissi dell'inconscio per: fantascienza, futuro, critica, connettivismo, avanguardia, controcultura, postumanesimo, transizioni in data astrale 29/03/2008 13:02 | permalink |
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martedì, 25 marzo 2008 Trilobiti E' il titolo dato alla raccolta dell'opera omnia di Breece D'J Pancake. I più attenti ricorderanno una citazione piuttosto sibillina, datata ormai qualche settimana fa. Cerco di ricostruirne la genesi. C'era questo nome che mi ronzava per la testa da qualche tempo (trilobiti), l'idea di scrivere qualcosa intorno a un bambino che viene strappato dalla sua culla tecnologica e sbattuto in un mondo rurale, a bassissima informatizzazione. E l'ombra dei fossili che aleggiava su tutto. Come d'abitudine, ho cominciato a raccogliere materiale utile all'opera, lasciando che le idee decantassero: foto, descrizioni di trilobiti, ammoniti, muricopsis, e conchiglie varie. Ricordo che da bambino mi lasciava sconcertato ogni singolo ritrovamento di una conchiglia nella terra dei miei nonni, a diversi chilometri dalla linea costiera della Lucania jonica. E una possibile ispirazione arriva sicuramente da quei giorni. Non so da dove è venuta fuori invece la parola "trilobiti", che ho scoperto essere il titolo del primo racconto del citato Pancake, al quale è dedicato questo sito (e qui potrete leggere anche una intervista impossibile al compianto Breece, a firma di Claudia Bonadonna). Fulminato da questa vera e propria epifania, mi sono messo a caccia del libro, tradotto in Italia non più di qualche anno fa dalle Edizioni ISBN, a più di vent'anni dall'uscita americana. Finora la ricerca non ha dato esiti positivi, per cui conto di rimediare con il prossimo ordine su IBS. Per chi fosse curioso, segnalo comunque la possibilità di leggere Trilobites on line, dal sito della rivista The Atlantic Monthly che lo pubblicò nel numero di Dicembre dell'anno 1977. Mi sono guardato bene dal leggere il racconto di Pancake. Per una volta ho deciso di tenere a bada i miei impulsi onnivori, nella speranza di resistere anche alla tentazione citazionistica che so già mi avrebbe assalito. Ho cominciato a scrivere il racconto che avevo in testa mentre sondavo le librerie sulle tracce di Trilobiti di carta. A Fiuggi mi sono poi finalmente imbattuto - per uno strano effetto di serendipità - in Ammonite di Nicola Griffith, dopo averlo inseguito all'epoca dell'uscita, la scorsa estate, ma senza successo. E, cominciando a leggere Ammonite, ho anche scritto la parola fine al racconto. Che, per forza di cose, non ha alcun punto di contatto né con la Griffith né con Pancake, ma è idealmente a loro che voglio dedicarlo. Non so ancora quale sarà il titolo definitivo. Anche al racconto manca la sua forma definitiva. Al momento lo sto ancora editando, limando, curando. E' il primo racconto che scrivo con l'obiettivo di tradurlo in inglese e chi vorrà potrà vederlo sulle pagine del Next Special Edition che abbiamo messo in cantiere per l'Eurocon 2009. E forse anche prima. Ma adesso è ancora acerbo. Senza timore voglio però condividerne con voi uno stralcio, pubblicandolo con il titolo provvisorio che così diventa un omaggio esplicito a chi mi ha preceduto lungo il sentiero delle conchiglie e dei fossili. Trilobiti è anche il primo racconto che faccio illustrare appositamente. E la splendida illustrazione che lo completa è opera di Giorgio Raffaelli, che ha ricavato la sua composizione da queste due immagini (tratte da www.stoneleatherwood.com e dalla pagina web del Dr. Kent Simmons dell'Università del Manitoba) da me segnalategli. Scusandomi per il post più sconclusionato del solito, vi lascio e vi auguro la buona notte con questa lettura... Trilobiti
a luce del sole spiove obliqua nel pomeriggio fino a trafiggere gli anfratti color cenere dei calanchi. Questo è il primo elemento che colpisce la percezione del ragazzino, imprimendosi a fuoco negli strati emozionalmente ricettivi della sua memoria. Mentre contempla la pioggia immateriale e dorata che filtra tra i rami degli alberi – un filare di cipressi stanchi, per quanto non debbano essere più vecchi della Bonifica – sa già che non dimenticherà mai questo momento. È il suo primo impatto con il mondo rurale, un immenso museo a cielo aperto in cui sopravvivono le vestigia del passato. Ed è come un pugno allo stomaco, perché solo adesso realizza di essere lontano dall’ambiente confortevole e tecnologicamente familiare della città. Si sente dis-integrato. Fuori dalla culla psicoattiva, scopre d’un tratto la sua vulnerabilità. Sbatte le palpebre, cercando di mettere a fuoco un rudere poco distante dalla strada, e poi un laghetto artificiale per l’irrigazione. Ma non succede niente. Il mondo si è chiuso in un ostinato silenzio grafico.
orenzo – questo il nome del ragazzino – solleva piano lo sguardo dall’erba pettinata dal vento e, scavalcato il canyon con il Cavone che scorre placido e lento in fondo al baratro, incrocia il profilo frastagliato del castello di San Basilio, in lontananza. Il nome dei luoghi, Lorenzo lo conosce grazie al riscontro dell’uplink, che conferma le descrizioni di suo padre. L’eco del Virtuale lo avvolge per un attimo, ma il calore dell’abbraccio svanisce subito. Senza vestire la rete, si sente nudo e si scopre quasi a corto di parole. Il lessico interattivo è estremamente povero, quaggiù. Lontano dalla connessione. Intorno a lui, la mappatura elettronica del territorio ha una grana grossa, non perché sia stato lui a scegliere quell’impostazione, ma per via del basso livello di risoluzione con cui è stata eseguita. Il costo della banda, da queste parti, non deve essere commisurato alle esigenze di chi ci vive o degli occasionali villeggianti come lui. E questo, anche se ha solo 11 anni, Lorenzo lo capisce. Quello che gli sfugge è come abbia potuto ignorare fino ad oggi questa realtà: mai prima gli era sorto il dubbio che la gente potesse sopravvivere – e, anzi, trovare confortevole – uno scenario a così bassa informatizzazione. Per questo si sente un po’ a disagio: il tempo-lento lo ha lasciato disorientato, ma presto nella noia della connessione zoppicante ha scoperto qualche insospettato elemento di interesse. Le dita in cerca di sassi da scagliare contro bersagli invisibili si sono imbattute in qualcosa di solido, dalla forma definita ma poco intuitiva. Lorenzo lascia sfarfallare via le indicazioni satellitari sul castello e si concentra su quello che ha appena trovato: un guscio di conchiglia, dimenticato lì da chissà quanto. Scatta in piedi e scruta l’orizzonte verso est, dove suo padre gli ha detto che nelle giornate limpide è possibile vedere la linea blu del mare. Lorenzo si chiede come abbia fatto quel corno madreperlaceo a finire fin laggiù, a sei o sette chilometri dalla spiaggia. evocato da
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martedì, 18 marzo 2008 Animazione di fantascienza nel Sol Levante degli anni Novanta III. Un altro prodotto che mescola poliziesco e fantascienza, con un forte background filosofico, è Ghost in the Shell. Pubblicato in Giappone per la prima volta nel 1991 come manga, creato, scritto e disegnato da Masamune Shirow, negli anni Ghost in the Shell si è imposto come un fenomeno di culto.
Siamo di fronte a un’opera complessa, che sembra volere sintetizzare le istanze dei due manifesti del cyberpunk: il capostipite cinematografico rappresentato da Blade Runner e il capolavoro letterario di William Gibson Neuromante. Il lavoro di Shirow completa questo ideale trittico andando a colmare quella lacuna che restava tra i due media e che è idealmente data dalla sovrapposizione del fumetto con l’animazione. Siamo a NewPort City, una non meglio specificata megalopoli dell’Estremo Oriente, a cavallo tra i Kusanagi, che ha ormai raggiunto un livello di meccanizzazione tale che solo poche cellule del suo cervello originario restano a testimoniarne la natura organica, vive con profondo disagio la sua condizione sospesa tra passato e futuro: si interroga su una nuova definizione dell’umanità che possa contemplare la sua esistenza nell’ordine delle cose, ma allo stesso tempo aspira a un superamento dell’ultima barriera fisica che la tiene ancorata al mondo degli uomini. Il suo corpo, il suo guscio, il suo Shell. Ghost in the Shell richiama nel titolo il lavoro Ghost in the Machine di Arthur Kostler, scrittore di origini ungheresi che nel suo saggio strutturalista aveva ripreso la vecchia scuola di pensiero avversa al Dualismo cartesiano, convinta sostenitrice della preminenza della condizione fisica del cervello come base nei fenomeni emergenti del pensiero e quindi della coscienza. Il Ghost (mente, intelletto, anima, essenza) sembrerebbe distinguere gli uomini dai robot, il cui istinto è inevitabilmente codificato in algoritmi e quindi mediato da calcoli. Ma tra i due estremi, un cyborg come il Maggiore dove si colloca? È questo interrogativo a ossessionare Kusanagi fino al suo incontro con il Signore dei Pupazzi, un’entità capace di impossessarsi dei robot e di chiunque sia connesso alla Rete e di muoverli a piacimento, come se fossero marionette, usandoli per commettere reati rendendo pressoché impossibile risalire al mandante. Il ghost hacking è l’ultima frontiera dell’hackeraggio, irrompendo attraverso gli impianti neurali dei cyborg nel Ghost della vittima fino ad assumerne il pieno controllo. Ma nel caso che si trovano ad affrontare Kusanagi e Batou sembra coinvolto qualcosa di più di un cyber-terrorista. Se in fondo già in Neuromante avevamo Invernomuto, l’Intelligenza Artificiale che si prendeva gioco degli umani arrivando nell’epilogo a fondersi con la sua gemella eponima, qui sarà il Maggiore Kusanagi ad accettare un patto di mutua integrazione con il Puppet Master, risolvendo con il suo sacrificio l’equazione “anima = software” e spostando ancora un po’ più in là il confine tra umano e artificiale. Ma tra cyborg, robot domestici, animoidi e ginoidi da compagnia, Nel secondo capitolo cinematografico della serie, alle prese con delle replicanti-kamikaze, tocca proprio a Batou, rimasto “orfano” di Kusanagi, constatare la superiorità delle ginoidi rispetto agli umani: “la non onnisciente natura della percezione umana causa l’incompletezza della realtà”, sentenzia un testimone. E nel finale a Batou non resta che compiangere le macchine, frustrato dall’insensibilità dimostrata dagli uomini che, pur subendone la fascinazione, si ostinano a non vederne l’essenza, continuando a trattarle come oggetti sacrificabili ai propri capricci.
Ghost in the Shell riscrive le regole: parallelamente alla meccanizzazione (non sempre corrispondente alla disumanizzazione) dell’uomo, scorre l’umanizzazione della macchina attraverso il risveglio (o l’ispirazione) del Ghost. Anche Batou arriva a farsene una ragione, prendendo infine coscienza dell’eterna geometria di Dio e del mondo. “Il dubbio ci attanaglia: se una creatura sembra viva, è viva davvero?” lo provoca un hacker deciso a ripercorrere le orme di Kusanagi. “O, al contrario, un oggetto senza vita può vivere? È per questo che i robot ci fanno paura. Sono modellati sugli umani, ma in realtà essi sono umani. Ci mettono di fronte all’orrore di essere un mero meccanismo, semplice materia. In altre parole: ci danno la consapevolezza che noi umani siamo anche noi parte del mondo. […] E la scienza, cercando di svelare il segreto della vita, ha innescato un altro timore: se tutto in natura è calcolabile, allora anche gli esseri umani sono riducibili a parti elementari, meccaniche, della natura stessa.”
Come ripetono le parole che si accompagnano alla musica portante del secondo lungometraggio, in una litania straziante: Anche se la luna non si accende ogni giorno, Anche se guardo indietro, il fiore perde i petali. Antichi Dei si riuniscono nella Nuova Era. Gli eventi fanno il loro corso. Guardarsi indietro serve a conservare le coordinate spaziali e temporali della propria identità mentre si corre verso il futuro: senza timori, ma disposti ad abbracciarne l’essenza, lo spirito. E a risolvere nello Zeitgeist il proprio Ghost come frammenti di codice alla deriva. NB: Come promesso, questo articolo completa la relazione su cui avevo deciso di costruire il mio intervento a Fiuggi. Un piccolo incidente di percorso mi ha impedito di svolgere la panoramica come avrei voluto, ma la chiacchierata informale con gli amici che hanno voluto scambiare con me i loro rispettivi punti di vista è stata molto più interessante di un qualsiasi intervento costruito a tavolino. Ringrazio tutti per il loro contributo alla discussione. E vi invito a recuperare le prime due puntate, qui e qui. C'ya in cyberspace... -- end of connection -- evocato da
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mercoledì, 12 marzo 2008 Animazione di fantascienza nel Sol Levante degli anni Novanta II. Sulla scia di Anno si muovono numerosi altri autori. Per il loro talento e la qualità dei prodotti, si distinguono come figure di riferimento Shinichiro Watanabe e Masamune Shirow, entrambi fortemente influenzati dalle atmosfere cyberpunk. Se il primo è artefice dell’anime Cowboy Bebop (decisamente di livello superiore rispetto ai due manga che ha ispirato), Shirow è il creatore del manga fantascientifico di maggiore rilievo di questi anni, portato sul grande schermo dal veterano Mamoru Oshii con due titoli prodotti dalla I.G. (Ghost in the Shell e Ghost in the Shell: Innocence) il secondo dei quali in associazione con lo Studio Ghibli di Hayao Miyazaki, a cui hanno fatto seguito le due serie animate Ghost in the Shell: Stand Alone Complex e il lungometraggio Ghost in the Shell: Stand Alone Complex Solid State Society, diretti da Kenji Kamiyama, e addirittura quattro romanzi (senza contare le novelization…).
Cowboy Bebop risale al 1998 ed è una produzione Sunrise. La serie si compone di 26 episodi, o meglio “sessioni”, ciascuno recante nel titolo una qualche assonanza con il tema musicale. La musica è l’elemento caratteristico dell’opera e contribuisce in maniera determinante alla riuscita della sua atmosfera. Come era già per Ghost in the Shell, la cura del particolare tocca apici da iperrealismo. Il bebop è la musica che venne fuori tra gli anni Trenta e Quaranta dalla Minston’s Play House di Harlem, il locale dove i suonatori di jazz si ritrovavano per improvvisare le loro jam session. E “Bebop” è anche il Cowboy Bebop segue le imprese di una coppia di cacciatori di taglie, la cui squadra ben presto si amplia a comprendere una donna sopravvissuta alla sua epoca tramite preservazione crio-terapeutica, una giovanissima hacker e un cane da laboratorio che potrebbe essere addirittura più intelligente dei suoi Cowboy Bebop è tra le serie di genere più “adulte” prodotte negli ultimi anni. L’emittente giapponese che ne aveva acquistato i diritti rifiutò di continuarne la programmazione per i suoi contenuti, Se la fantascienza letteraria si ispirasse al medesimo approccio, potrebbe attirarsi antipatie analoghe e, lasciandosi trascinare nel vortice degli attacchi, finirebbe probabilmente per risollevare le proprie sorti. Nel 2001 è uscito Cowboy Bebop: Knockin’ on Heaven’s Doors, un lungometraggio che va a situarsi tra la 23sima e la 24sima sessione della serie regolare, sempre diretto da Shinichiro Watanabe. Si tratta di una storia a se stante, senza legami con il resto della serie anche se ne completa il quadro generale. Ambientata su Marte, vede i cowboy del Bebop alle prese con un reduce della Seconda Guerra di Titano che ha in mente di colpire Alba City con un attacco nanotecnologico trasformando Halloween in un’apocalisse. Nelle indagini, dopo l’iniziale contrasto, troveranno una preziosa alleata in Electra, una soldatessa di una sezione speciale dell’esercito che è stata l’unica donna a fare breccia nella corazza del terrorista. Esperimenti militari, cavie umane, nanotecnologie, macchinazioni politiche e note di colore (suggestive le sequenze ambientate nel quartiere arabo e il tragico epilogo sulla replica della Torre Eiffel) sono gli ingredienti di una pellicola perfettamente riuscita, che esalta lo spirito elegiaco della serie. A riprova delle qualità del suo autore, Watanabe verrà reclutato dai fratelli Wachowski per dirigere il secondo e il terzo corto del ciclo Animatrix, che completa l’universo della Matrice da loro ideato. A Detective Story, in particolare, è un piccolo capolavoro, un corto animato in bianco e nero come noir è lo stile, ambientato in una rivisitazione retro-futuristica di una città degli anni Trenta tra computer stile Burroughs e telefoni a disco.
C'ya after Fiuggi, cyberspace cowboys... evocato da
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martedì, 11 marzo 2008 Animazione di fantascienza nel Sol Levante degli anni Novanta I. Credo di appartenere alla prima generazione di italiani per cui i cartoni animati giapponesi, i cosiddetti anime, hanno giocato un ruolo formativo determinante. Non posso dire come poteva essere il mondo prima dell’importazione dei cartoni giapponesi (mecha o meno), ma ho il sospetto che per un bambino dovesse essere decisamente meno interessante. Malgrado gli adattamenti spesso approssimativi, le censure, il montaggio alternativo e arbitrario che spesso seguiva qui da noi ai tagli decisi dal distributore di turno, queste opere conservavano un fascino straordinario, che non si è quasi mai svalutato nel tempo.
La mia infanzia e la mia adolescenza, come quelle di milioni di giovani in tutto l’Occidente, sono state scandite dagli anime giapponesi: i post-apocalittici Ken il Guerriero (di Tetsuo Hara e Okamura “Buronson”) e Conan, il ragazzo del futuro (che il grande Hayao Miyazaki trasse liberamente da un juvenile del 1970 di Alexander Key, The incredible tide), giocati su due registri completamente antitetici, il primo violento fino al parossismo, il secondo lirico, elegiaco e altalenante tra l’idilliaco e il drammatico; la trasposizione animata di Capitan Futuro, l’eroe di Edmond Hamilton portato in TV nel 1978 dalla Toei Animation e, sempre della stessa casa di produzione, Galaxy Express 999, Corazzata Spaziale Yamato, Capitan Harlock, La Regina dei Mille Anni, ovvero le space opera rivisitate da Leiji Matsumoto, artefice di un autentico Leijiverse in cui le storie di serie diverse si intrecciano tra di loro con una continuità che, malgrado i refusi e le occasionali incoerenze, richiama l’analogo espediente adottato dalle grandi case dei comics americani; e, ancora, le atmosfere inquietanti e le visioni orrorifiche di Devilman di Go Nagai e, sempre di quello che è stato definito il Jack Kirby dell’animazione giapponese, i grandi robot Mazinga Z e Atlas UFO Robot (Goldrake); e poi i robot impegnati contro le invasioni aliene – rispettivamente ad opera di Meganoidi e Invid – di Daitarn 3 e Robotech (riassemblata in America sulla base di 3 diversi anime); oppure la ritrasposizione delle suggestioni di Jules Verne in chiave quasi-steampunk de Il Mistero della Pietra Azzurra di Hideaki Anno. Si trattava sempre di opere accomunate da caratteristiche di base come il senso dell’onore e del dovere, che sono un po’ i pilastri educativi su cui si fonda la cultura del Sol Levante e che nel naturale climax della serie (che non di rado si prolungava per decine di episodi) potevano essere drammatizzati fino al sacrificio di qualcuno dei comprimari. Con le opportune varianti tutti mettevano in scena gruppi di amici uniti contro una minaccia, fosse essa di natura militare, ambientale oppure aliena. Essendo orientati a un pubblico giovane, il lieto fine era – in una misura o nell’altra – sempre d’obbligo.
Neon Genesis Evangelion rappresenta una vera e propria svolta nella storia dell’animazione nipponica: l’approfondimento psicologico scava in abissi analitici che lasciano disorientati molti fan, la regia viene Fu anche questa impostazione a decretare un calo degli ascolti, quando cominciò a imporsi sui pur numerosi spunti di approfondimento dell’opera (tanto per citarne alcuni: il mistero degli Angeli, il tema della Cabala, il rapporto di Shinji Ikari con suo padre e con le sue compagne di battaglia Rei e Asuka, la loro affinità/rivalità e i relativi risvolti, la minaccia del Third Impact che potrebbe spazzare via l’umanità se un Angelo arrivasse fino a Lilith, la Creatura primigenia da cui potrebbe essere derivata la specie umana, etc.). In realtà il momentaneo insuccesso della serie ebbe una concausa nella sfortunata collocazione in una fascia televisiva dedicata al pubblico più giovane.
To be continued... evocato da
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domenica, 09 marzo 2008 Preludio alla Nuova Frontiera Anche se la luna non si accende ogni giorno, Anche se guardo indietro, il fiore perde i petali. Antichi Dei si riuniscono nella Nuova Era. evocato da
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martedì, 04 marzo 2008 De rerum natura: appunti dal guscio La formalizzazione di comportamenti altamente specializzati rappresenta un sintomo della crescente complessità verso cui evolvono le strutture sociali ideate dell'uomo. Come una naturale reazione, in cerca di un ideale di tranquillità e sicurezza, al riparo dalle insidie esterne e interne. Lo scheletro delle convenzioni escogitate per "fermare" uno schema comprensibile, punto di partenza per strutturare un paradigma di interpretazione, sta mutando in una gabbia. Già se ne avvertono gli scricchiolii nelle ossa del mondo, sottoposte a sollecitazioni strutturali sempre più dure. Alla rigidità dei comportamenti acquisiti si contrappone l'attitudine alla fluidità, indispensabile riflesso (dell'istinto di sopravvivenza codificato nel nostro programma biologico) in una situazione ambientale sempre più magmatica, come quella di questi tempi veloci che stiamo attraversando.
Il Cambiamento è la Legge di Questi Tempi. In una situazione in rapida evoluzione, al punto da non riuscire già ora a spingere la visione oltre l'orizzonte dei prossimi dieci anni, viene da chiedersi cosa sia a definire l'uomo all'alba del Terzo Millennio? Quesito che L'interrelazione solleva l'urgenza dell'integrazione. Da non intendersi come inglobamento, ma come reciproco completamento. Questa è la più grande delle occasioni che ci viene offerta dallo Zeitgeist: l'accessibilità immediata, il confronto esteso, l'abolizione dei confini. In questo vedo la nuova Frontiera, la chimera da inseguire con tutto l'ossigeno che ci resta nei polmoni. Se l'informazione è il sangue del Mondo Nuovo, il quid della realtà infine rivelato dai Tempi Correnti, allora è nella connessione che devono estrinsecarsi le potenzialità dell'Uomo Nuovo.
Mi vado convincendo sempre più che l'uomo non sia un'entità geometricamente circoscritta nello spazio-tempo. E non solo per via di quella che Thomas Pynchon definirebbe la sua "estensione temporale". Il nostro sapere è sempre più delocalizzato, grazie all'estensione protesica delle nostre nuove sorgenti di conoscenza di immediata consultazione: i palmari, i portatili, i cellulari e il mondo web a cui permettono di accedere sono la chiave d'accesso verso la nuova Frontiera Psicografica. (Post-strutturalismo? Trasformazionalismo?) Quando si dissolverà anche l'ultima barriera fisica, quella rappresentata dal clic del mouse, dalla mediazione della tastiera, l'integrazione sarà completa. Il tempo della matrice diventerà reale e la natura olistica del Tutto Unico che saremo -- e che in parte già siamo -- si rivelerà nella sua pienezza. E a quel punto penseremo a come andare Oltre. Ancora una volta.
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X dagli abissi dell'inconscio per: web , storia, scienze, fantascienza, futuro, connettivismo, rimembranze, avanguardia, postumanesimo, metaletteratura, transizioni, spaghetti sci-fi in data astrale 04/03/2008 01:18 | permalink |
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lunedì, 25 febbraio 2008 Radio Karma
Questa volta la componente thriller è prevalsa con decisione sui risvolti scientifici della trama. C’è molta mitologia, anche se resta comunque elevato l’apporto della tecnologia agli sviluppi della storia. Un noir hi-tech, che echeggia Zelazny, Gibson, Lovecraft e Chandler, ma senza la frenesia citazionistica del precursore. Non manca la rete consueta dei riferimenti e dei rimandi, ma questa volta trovo che il tutto sia andato a integrarsi in un contesto solido, anche in virtù del vantaggio di avere già un universo perfettamente delineato, che poi è l’universo narrativo di Sezione π². Briganti questa volta non c’entra, anche se si scoprono alcuni insospettabili risvolti dell’arte necromantica dell’indagine psicografica. Non so come e quando avrete modo di leggerne, ma Radio Karma consta di oltre 28000 parole e di poco più di 180mila caratteri, equivalenti a 101 cartelle standard. Il mio primo romanzo breve. Un banco di prova in vista di un’incursione ancora tutta da definire, ma che dovrebbe segnare finalmente il ritorno di Briganti e degli spettri della Pi-Quadro. Stay tuned… I prossimi aggiornamenti in onda solo sulle frequenze empatiche di Radio Karma! Immagine tratta da The Golden Voyage of Sinbad (1973, opera di Ray Harryhausen) evocato da
X dagli abissi dell'inconscio per: fantascienza, cronache, connettivismo, postumanesimo, kipple, sezione pi-quadro, radio karma in data astrale 25/02/2008 19:43 | permalink |
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venerdì, 01 febbraio 2008 Accademia per Signorine
Non so voi, ma di fronte alle ultime dal Regno mi sono sentito all'improvviso superfluo. Mi tocca riconsiderare il mio ruolo nell'ordine delle cose... Immagine presa in prestito da Kirk4Ever. evocato da
X dagli abissi dell'inconscio per: scienze, cronache, futuro, novitĂ , controcultura, postumanesimo in data astrale 01/02/2008 19:57 | permalink |
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martedì, 15 gennaio 2008 Per continuare a sognare "...perseguire un obiettivo che cambia continuamente e che non è mai raggiunto è forse l'unico rimedio all'abitudine, all'indifferenza, alla sazietà. E' tipico della condizione umana ed è elogio della fuga, non per indietreggiare ma per avanzare. E' l'elogio dell'immaginazione mai attuata e mai soddisfacente". Così scriveva Henri Laborit, nel suo celeberrimo Elogio della Fuga. Un titolo che oggi mi sentirei di consigliare a Oscar Pistorius, sudafricano, 21 anni lo scorso novembre, eroe-ombra di questi nostri tempi, così veloci da sfuggire alla nostra comprensione. Ieri l'ANSA ha dato la notizia nella solita maniera concisa e senza fronzoli: ROMA, 14 GEN - Oscar Pistorius non potra' partecipare alle Olimpiadi di Pechino. Lo ha deciso la Federazione internazionale di atletica. La Iaaf ha preso la sua decisione sulla base delle conclusioni di uno studio affidato ad una commissione medica indipendente, secondo la quale le sue protesi alle gambe offrono 'chiari vantaggi meccanici'. Inutile spendere parole, di fronte a una decisione simile. Difficile argomentare qualcosa di intelligente, di fronte all'ennesimo attacco sferrato dalle forze della reazione. Forse l'unico modo per affrontare la questione è ricorrere all'ironia, come fa il presidente del Comitato Paraolimpico Italiano Luca Pancalli: Probabilmente, quando le Olimpiadi si giocheranno sulla Luna oppure su Tritone, le agenzie di stampa saranno altrettanto concise e immediate. C'è da scommettere però che i contenuti saranno di tono ben diverso. Per dirla ancora con Laborit, "in tempi come questi la fuga è l'unico mezzo per mantenersi vivi e continuare a sognare". Sul modello di Oscar Pistorius, ragazzo del XXI secolo giudicato con metro da Medioevo. evocato da
X dagli abissi dell'inconscio per: cultura, storia, scienze, cronache, futuro, connettivismo, novitĂ , postumanesimo, transizioni in data astrale 15/01/2008 18:50 | permalink |
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sabato, 29 dicembre 2007 Intorno al postumanesimo Negli ultimi tempi questo blog non ha offerto contributi significativi sul fronte della riflessione ideologica (o anche solo filosofica) che attiene al postumanesimo. A dire il vero, anche l'attività "dietro le quinte" è un po' latitata, causa overflow da impegni e sempre meno tempo da investire nello sforzo dell'estrapolazione. E mi dispiace molto, perché alcuni mesi fa avevamo avviato un dibattito molto stimolante su alcuni degli aspetti più controversi del cammino verso il "superamento dell'umanità" (consiglio in particolare di buttare un occhio qui, qui, qui e qui a chi volesse recuperare il filo del discorso). Come che sia, l'annuncio del ritorno di Greg Egan al romanzo (con Incandescence, di cui sono venuto a conoscenza grazie a Estropico) e un recente post di Bruce Sterling sull'argomento (segnalatomi da Zoon) gettano benzina altamente reattiva sul fuoco fatuo dei miei neuroni... E così credo che sia arrivato il momento di riprendere finalmente il discorso laddove lo avevamo interrotto. Innanzitutto: perché "postumanesimo"? In Italia si sente spesso parlare di postumanismo, traduzione dell'equivalente inglese "posthumanism", che ne mantiene l'assonanza e recupera quel suffisso in -ismo che nel corso del Novecento è stato associato tanto alle avanguardie artistiche quanto alle varie dottrine politiche che si sono avvicendate per tutto il secolo. Postumanesimo, a mio vedere, racchiude un'accezione più ampia, che non ha niente a che vedere con presunte vocazioni evangeliche, ma che aspira comunque a una dimensione ecumenica, globale, totale. Come dicevo nell'articolo sul filone postumanista pubblicato su Robot, questa parola, a ben guardare, concentra nella sua costruzione una molteplicità “singolare” di significati. Il prefisso non solo conserva l’affinità con il postcyberpunk, di cui la nuova corrente risulta diretta emanazione, ma dà anche il senso del superamento che essa dovrebbe incarnare: superamento del passo segnato dalla vecchia fantascienza, nonché scavalcamento – in pieno spirito postmoderno – delle barriere del genere e delle letterature nazionali. E la rievocazione dell’umanesimo, accezione vaga e sibillina adottata per indicare l’antitesi al cyberpunk (quello che nel nostro Paese, insomma, ha invece sempre rappresentato la componente dominante dell’espressione letteraria, fantascientifica e non), pone un termine di paragone preciso: la nuova fantascienza viene dopo il cyberpunk e dopo l’umanesimo e anzi li supera entrambi, lasciandoseli alle spalle. Ma astraendoci dalla dimensione puramente letteraria della fantascienza, l'umanesimo è anche il pilastro portante della nostra cultura occidentale, una sensibilità che ha avuto nel classicismo e nella centralità dell'uomo nel cosmo i suoi capisaldi. E' quindi da questo che possiamo partire per tracciare le coordinate dell'entità ancora sfuggente ed enigmatica che corre sulle bocche di molti, a volte evocata come uno spettro da cui trovare scampo, altre come un manifesto in cui identificarsi. Malgrado i buoni propositi e le conquiste che noi tutti dobbiamo allo spirito umanista, è anche vero che l'umanesimo è stato spesso piegato e strumentalizzato dai cattivi maestri di cui è costellata la storia dell'Occidente: l'emarginazione delle culture orientali prima, e la colonizzazione poi, hanno rappresentato le pagine più buie della sua storia. Nella sua vocazione al superamento, il postumanesimo dovrebbe quindi mirare a "oltrepassare" i limiti intrinseci nell'attitudine dell'umanesimo di muovere da una posizione centrale, partendo invece da una costellazione policentrica per distillare - attraverso un procedimento di convergenza - una sensibilità di cui tutte le singole componenti siano veramente partecipi, senza l'obbligo di riconoscere alcun diritto di predominanza o egemonia. Il postumanesimo dovrebbe farsi latore di un'ampiezza di vedute veramente globale, in grado di abbracciare l'orizzonte cosmico sul quale l'uomo si accinge ad affacciarsi, non solo fisicamente ma anche metaforicamente. L'uso massivo delle nuove tecnologie sta già adesso rivoluzionando in continuazione le nostre abitudini e il nostro stile di vita, attraverso una ridefinizione continua delle coordinate del progresso, e presto ci costringerà a valutare nel nostro computo variabili nuove, che allo stato attuale delle cose possiamo solo cercare di intuire. Definire cosa sia umano e cosa non lo sia diventerà sempre più problematico una volta che avremo a disposizione strumenti di simulazione abbastanza raffinati. Ancora più complesso diventerà comprendere dove cominci e dove finisca il concetto che oggi è veicolato dal termine "vita", quando un domani le nanotecnologie metteranno alla nostra portata la possibilità di interferire con la materia a un punto tale da manipolare i meccanismi stessi che sono alla base della sua emergenza. Ha senso parlare di vita artificiale? E' moralmente giustificato parlare di simulazioni di coscienza? Fin dove è legittimata l'interferenza dell'uomo con i processi che fino a oggi sono stati prerogativa della natura e del caso? Già oggi questi sono interrogativi che sollevano dibattiti accesissimi. Quando si passerà dalla teoria alla pratica, il rischio di un conflitto diventerà concreto e forse inevitabile. Il postumanesimo deve cercare una soluzione oggi, per prevenire possibili scontri domani. Il postumanesimo deve quindi identificarsi fin da subito con una corrente di pensiero univoca che abbia nella tolleranza, nell'intraprendenza, nello slancio verso il futuro e nella piena coscienza morale delle proprie potenzialità i suoi punti cardinali. Solo in questo modo riuscirà davvero a far fronte alle sfide del domani, senza correre il rischio di tramutarsi in una passiva accettazione del progresso e delle sue ricadute. Al postumanesimo spetta un ruolo di guida, ma per esercitare il pieno controllo sul timone deve acquisire subito coscienza del suo ruolo. Che, come dicevo poc'anzi, deve essere di impronta soprattutto morale, perché è vano aspettarsi che l'avvento di una fantomatica Singolarità (o di qualche suo surrogato) porti con sé la risoluzione ai problemi e alle difficoltà che l'umanità oggi sperimenta a causa del malgoverno sempre più diffuso: la marginalizzazione dei giovani, il processo di proletarizzazione delle classi medie nel mondo occidentale, lo sfruttamento dei lavoratori nei paesi in via di sviluppo, la precarizzazione di fasce sempre più estese della nostra società e l'inasprirsi delle tensioni politiche su scala planetaria non lasciano ben sperare. Per questo occorre muoversi subito. Senza timori. I conservatori vedono nel futuro una minaccia, i moderati si accontentano di una speranza. I progressisti confidano in un'occasione; i rivoluzionari cercano l'ultima possibilità. evocato da
X dagli abissi dell'inconscio per: fantascienza, futuro, critica, connettivismo, avanguardia, controcultura, postumanesimo in data astrale 29/12/2007 18:05 | permalink |
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venerdì, 14 dicembre 2007 Pod-connessione π²
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X dagli abissi dell'inconscio per: letteratura, web , ecologia, fantascienza, cronache, connettivismo, novitĂ , avanguardia, urania, postumanesimo, revenant, sezione pi-quadro in data astrale 14/12/2007 17:43 | permalink |
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martedì, 11 dicembre 2007 Podcast π² Sul sentiero verso l'integrazione multimediale, Sezione π² sbarca anche sulle onde radio del web. Con la complicità di Giampietro Stocco, potete godervi, ormai da qualche giorno, il podcast con un estratto del romanzo messo a confronto con due pietre miliari del cyberpunk: l'epocale Matrice Spezzata di Bruce Sterling e Snow Crash di Neal Stephenson. Cliccate sulla bomboletta spray del Dj Ubik, oppure direttamente qui. evocato da
X dagli abissi dell'inconscio per: letteratura, web , fantascienza, cronache, critica, connettivismo, novitĂ , urania, postumanesimo, sezione pi-quadro in data astrale 11/12/2007 18:03 | permalink |
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Dove meno te l'aspetti... ...l'avanguardia connettivista che piace a destra. evocato da
X dagli abissi dell'inconscio per: poesia, letteratura, fantascienza, cronache, riviste, critica, connettivismo, novitĂ , next, avanguardia, urania, postumanesimo, revenant, supernova express, sezione pi-quadro in data astrale 11/12/2007 14:34 | permalink |
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venerdì, 07 dicembre 2007 Prospectiva nueva Di ritorno da Milano, dove ieri sera si è tenuta una splendida serata uranica con la preziosa partecipazione di amici, curiosi e addetti ai lavori (a proposito, un grazie iterativo a quei due di Urania, Altieri e Lippi, protagonisti di una performance assolutamente straordinaria), vi segnalo questa bella sorpresa del nostro connettivista argentino, Sergio Gaut vel Hartman, che ha tradotto il mio articolo "Nuove prospettive per la fantascienza del futuro" per la sua rivista, Nueva Sinergia. Hasta siempre! evocato da
X dagli abissi dell'inconscio per: cultura, letteratura, web , fantascienza, cronache, futuro, riviste, critica, connettivismo, novitĂ , next, avanguardia, urania, postumanesimo, sezione pi-quadro in data astrale 07/12/2007 09:05 | permalink |
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lunedì, 03 dicembre 2007 Blade Runner e la mitologia del Nuovo Millennio Da questa riflessione di qualche mese fa è scaturito questo articolo per Delos SF, on line da ieri. “Una nuova vita vi attende nelle colonie extra-mondo. La possibilità di ricominciare in un El Dorado di opportunità e di nuove avventure…” evocato da
X dagli abissi dell'inconscio per: cultura, letteratura, web , fantascienza, riviste, critica, connettivismo, novitĂ , avanguardia, postumanesimo, metaletteratura in data astrale 03/12/2007 14:26 | permalink |
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mercoledì, 14 novembre 2007 Lontano da Dio e dagli uomini Spettri semantici ristagnano nell'olografia sfocata del ricordo. Linee di scansione indipendenti s'incontrano e si confondono. Intersezioni di spazi non ancora esplorati si schiudono all'orizzonte. La folgorazione è da qualche parte, alle tue spalle. La percezione ti investe con un'eco spenta, metallica. Come i fantasmi di parole non dette, in punta di dita, ma già assimilate nel fluire del tempo.
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X dagli abissi dell'inconscio per: fantascienza, connettivismo, avanguardia, postumanesimo, metaletteratura, sezione pi-quadro in data astrale 14/11/2007 10:03 | permalink |
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lunedì, 05 novembre 2007 Le connessioni di Fantascienza.com Sul numero 103 di Delos Science Fiction in linea da ieri, un po' di connettivismo e di postumanesimo. Segnalo: - Il nuovo rinascimento della fantascienza britannica, nell'ambito dello speciale dedicato alla situazione della fantascienza negli altri paesi europei; - un'intervista al vostro affezionatissimo (ormai la seconda, stappate pure la bottiglia buona e brindate alla mia salute ;-)); - un racconto inedito, il primo ambientato nell'universo narrativo di Sezione π²: s'intitola Notturno per Kerima. Nel sommario di questo numero risalta anche un articolo di Elisa Ciambelli, Sulle tracce dell'Afrofuturismo. Consigliatissimo. Prima di lasciarvi alla lettura, mi preme ringraziare di cuore il direttore Carmine Treanni, il grande Salvatore Proietti e il S*ommo Silvio Sosio. Mi hanno praticamente lasciato il monopolio. Stanno già fioccando le prime lettere di protesta... :-) evocato da
X dagli abissi dell'inconscio per: cultura, letteratura, web , fantascienza, futuro, riviste, critica, connettivismo, urania, postumanesimo, sezione pi-quadro in data astrale 05/11/2007 10:42 | permalink |
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venerdì, 05 ottobre 2007 Sezione π² "Questa è una storia raccolta dalla voce dei morti, in presa diretta dalla Singolarità..." Siamo alla metà del XXI secolo, la curva dello sviluppo tecnologico è schizzata verso l'alto, come impazzita. Una cosa è certa, il mondo è sull'orlo di un abisso. In una metropoli italiana che stentiamo a riconoscere, violenza e omicidio hanno raggiunto proporzioni inimmaginabili. Per questo esistono gli uomini come Vincenzo Briganti, un investigatore hard-boiled stile classico, con più di un macigno sulla coscienza. E per questo i casi più atroci li affidano a lui. In modo che interroghi i morti. Solo alle vittime puoi strappare il segreto di chi le ha annientate, solo assumendo il Blue-K puoi farlo. Ma non è un gioco per tutti: per giocarlo devi essere necromante della Pi-Quadro, la Sezione Post-Mortem della Polizia Psicografica di Napoli.
A novembre. Su Urania... evocato da
X dagli abissi dell'inconscio per: letteratura, fantascienza, futuro, connettivismo, novitĂ , urania, postumanesimo, post mortem, sezione pi-quadro in data astrale 05/10/2007 11:29 | permalink |
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mercoledì, 03 ottobre 2007 Eredi del cyberpunk Esce in questi giorni in edicola The Wine of Violence, romanzo di James Morrow che segna i 55 anni di attività di Urania. In appendice al romanzo trovate anche un racconto inedito di Dario Tonani, la punta di diamante dell'ondata future-noir che sta scuotendo il mondo fantascientifico italiano dalle fondamenta, ambientato nello stesso universo narrativo di Infect@. Per l'occasione, Giuseppe Lippi continua sulle pagine della rete la sua "storia futura" di Urania, regalandoci anticipazioni su quel che verrà. E se i nomi di Sawyer, Harrison e Reynolds illumineranno di certo la prossima stagione uranica, desta una certa impressione essere inserito, insieme agli altri connettivisti, nel novero degli eredi del cyberpunk. evocato da
X dagli abissi dell'inconscio per: cultura, web , fantascienza, connettivismo, novitĂ , avanguardia, urania, postumanesimo, post mortem, sezione pi-quadro in data astrale 03/10/2007 12:13 | permalink |
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mercoledì, 05 settembre 2007 Lo scatto di Stross verso il futuro E dall'altro giorno è on line anche un antipasto del numero 102 di Delos, come i più attenti tra voi avranno già notato. In questa prima infornata, non lasciatevi scappare un mini-speciale dedicato a Charles Stross, approdato in Italia quest'estate con ben due titoli, tra cui il suo capolavoro. evocato da
X dagli abissi dell'inconscio per: letteratura, fantascienza, futuro, critica, novitĂ , postumanesimo in data astrale 05/09/2007 20:14 | permalink |
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domenica, 29 luglio 2007 Comunicazioni di servizio dal Metaverso
Per chi non avesse potuto presenziare alla serata, con l'aiuto di Mez ho recuperato lo storico della presentazione, che ora vi posto in versione integrale, dall'inizio alla fine ufficiale della presentazione. Io sono Corto Raymaker, dietro altri nick esotici si nascondevano altre vecchie conoscenze di questi lidi. Prima e dopo c'è stato modo di chiacchierare con i convenuti, proseguendo alcuni discorsi in merito ad aspetti non banali della Seconda Vita. La discussione può tranquillamente riprendere... --- inizio ---
[12:43] Corto Raymaker: Ma non è tutto.
[13:13] Corto Raymaker: Le Tv, dicevo...
[13:38] Leo Cioc: Corto, nelle tue ore niubbo che idea ti sei fatta di sl? evocato da
X dagli abissi dell'inconscio per: web , storia, incontri, fantascienza, cronache, futuro, riviste, connettivismo, next, avanguardia, controcultura, urania, postumanesimo, post mortem, revenant, supernova express in data astrale 29/07/2007 01:10 | permalink |
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lunedì, 23 luglio 2007 Rendez-vous al Delos BookClub Con mia somma gioia, martedì sera sarò ospite al Delos BookClub di Second Life per fare due chiacchiere su connettivismo, postumanesimo e fantascienza in generale. La folla - che è prevista nell'ordine delle migliaia di utenti, anche se la questura virtuale sicuramente minimizzerà - potrà farsi beffe del mio super-avatar nuovo di zecca (allestito con la complicità di Leo Cioc, cowboy del cyberspazio dal lontano '88), se la coppia di cannoni che mi sono procurato a un mercatino dell'usato di Nueva Tijuana non incuterà loro timore. EliVer, la padrona di casa, ha arredato lo spazio in tema connettivista, e posso assicurarvi che un salto vale comunque la pena farlo, anche fuori orario. L'appuntamento resta comunque fissato per martedì 24 luglio alle 21. I presenti potranno scaricare e leggersi un mio racconto ancora inedito, e togliersi qualche curiosità intorno a Post Mortem. E a tutto il resto chiaramente. Tutti i dettagli sono qui. C'ya, cyberspace cowboys! evocato da
X dagli abissi dell'inconscio per: web , incontri, fantascienza, connettivismo, microracconti, novitĂ , next, controcultura, urania, postumanesimo, post mortem, metaletteratura, revenant, supernova express in data astrale 23/07/2007 00:18 | permalink |
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